08 dicembre 2017 | 8:20

Mondiale a rischio per la Rai che punta sulla Champions. Raisport chiede chiarezza e prepara lo sciopero

Cresce l’allarme a Rai Sport per il silenzio dell’azienda sui diritti per il Mondiale di calcio e per gli altri grandi eventi sportivi che sono in ballo. Se si prolungherà questa fase di incertezza i giornalisti della testata diretta da Gabriele Romagnoli minacciano una giornata di sciopero per il 23 o il 30 dicembre, gli ultimi due turni di Campionato.

Sembrava fuori discussione che il Mondiale di Calcio, con o senza la nazionale italiana, se lo sarebbe aggiudicato la Rai, com’ è sempre avvenuto da sessant’anni. Invece le cose rischiano di non essere piu’ così essendosi fatta sotto Mediaset con un’offerta più alta di quella della Rai (si parla di una differenza di 20 milioni). A viale Mazzini avrebbero fatto un rilancio che potrebbe però essere l’ultimo essendo il direttore generale Mario Orfeo deciso di non voler partecipare a giochi al rialzo. La partita è dunque appesa a un filo.
La Rai non vuole svenarsi per il Mondiale, depotenziato per la mancanza della nostra Nazionale, mentre vuole puntare invece sulla Champions League con una partita in chiaro settimanale di cui deve trattare i diritti con Sky che ha acquisito l’evento su tutte le piattaforme. Un evento molto appetibile nella prossima stagione perché vedrà in campo quattro squadre italiane e considerato essenziale per Rai Sport.
“La perdita del Mondiale, da sempre associato al servizio pubblico, sarebbe una perdita di immagine per la Rai”, commentano i giornalisti preoccupati anche per i destini della Coppa Italia (i diritti dal 2018 andranno ridiscussi), e per la Formula Uno, che per la Rai si è conclusa con la diretta del Gran Premio di Abu Dhabi del 26 novembre. Sullo sfondo ci sono anche le trattative per l’Olimpiade del 2024 a Parigi su cui pende una complicata trattativa con Discovery che detiene tutti i diritti.
I grandi eventi sportivi sono linfa vitale per Rai Sport ma anche per l’azienda a cui portano grandi ascolti e di riflesso guadagni pubblicitari, come si capisce guardando i risultati auditel dei primi dieci programmi top dell’anno in cui figura sempre il grande sport che sia la finale di Coppa Italia, la Nazionale o la Formula 1. “Allora perché l’azienda non ci investe con decisione e invece previlegia star come Fabio Fazio?” hanno chiesto gli esponenti del Cdr durante una riunione con il direttore del Risorse Umane, Luciano Flussi, e il responsabile delle Relazioni sindacali Anastasia, convocata per parlare del problema diritti ma un’occasione per affrontare anche altri problemi primo fra tutti quello dei tempi della digitalizzazione di Rai Sport (l’unica testata della Rai rimasta appesa all’analogico mentre tutte le altre lo hanno abbandonato da due anni) e poi la storia della titolarità della redazione di Rai Sport ad occuparsi di tutto lo sport trasmesso dal servizio pubblico, formalizzata da una circolare aziendale, regola che però non viene rispettata da Tg1, Tg2 e Tg3 che fanno i servizi sportivi in proprio utilizzando materiale grezzo girato dagli operatori di Rai Sport.