15 dicembre 2017 | 18:00

Via libera dall’assemblea Mediaset alle modifiche di statuto, che ‘blindano’ il Cda a favore di Fininvest. Contrari i fondi: dal cambio danni per società e minoranze

Via libera dall’assemblea di Mediaset ha approvata il cambio di statuto che permetterà al socio di maggioranza di avere una rappresentanza più forte in cda. La proposta è passata con il sì di Fininvest, il voto contrario della maggioranza dei fondi e l’assenza di Vivendi, che detiene quasi il 30% del Biscione.  La modifica riguarda nello specifico l’articolo 17 dello statuto sulle regole di nomina del Cda che finora permettevano un’ampia rappresentanza delle minoranze, dando invece proporzionalmente più spazio all’azionista di controllo. La proposta approvata prevede un minimo di sette e un massimo di 15 consiglieri (oggi sono 17), la possibilità per il Cda di presentare una propria lista di candidati e la nomina del board attraverso un sistema a liste bloccate invece del sistema a quozienti. Di fatto le minoranze avranno meno consiglieri, ma la terza lista avrà sicuramente un rappresentante.

Secondo quanto si apprende da una fonte presente all’incontro, l’89,59% del capitale presente all’assise si è espresso a favore della variazione del numero minimo e massimo di consiglieri e della possibilità del Board uscente di presentare una lista di candidati per il nuovo Cda, oltre alla modifica del meccanismo di elezione degli amministratori (da proporzionale puro a maggioritario). Contrario il 10,4% del capitale. Le altre due votazioni, su temi più tecnici, hanno fatto registrare rispettivamente il 99,93% e il 91,27% degli assensi.

Pier Silvio Berlusconi (foto Olycom)

Nel corso della riunione, Amber Capital, che in Mediaset detiene una quota superiore al 2,5%, avrebbe espresso la sua contrarietà alle modifiche statutarie “perché a nostro avviso hanno un impatto negativo sulla società stessa e sui diritti degli azionisti di minoranza”. Secondo il fondo attivista, rappresentato in assemblea da Artuto Albano, la presenza e il comportamento di Vivendi, “inaccettabile e contrario a qualsiasi logica di correttezza”, non possono diventare “la scusa per introdurre una poison pill mascherata che danneggia irrimediabilmente le prerogative degli azionisti di minoranza, riducendo il numero di amministratori che gli stessi potranno eleggere”. Amber inoltre ha ricordato la sua contrarietà anche all’introduzione della facoltà per il Cda uscente di presentare una lista di candidati. Attualmente, sottolinea, le società che hanno questa previsione sono poco più di una decina e sono public company, a differenza di Mediaset. L’attuale sistema di nomina del Cda per Amber è caratterizzato da trasparenza per quanto riguarda la “paternità” dei candidati proposti, mentre nel momento in cui a presentare una lista di candidati sarà il Cda uscente, “questa trasparenza e questa possibilità di accertare legami tra azionisti e tra azionisti e amministratori saranno drasticamente ridotte”. Dal punto di vista sostanziale poi “è probabile che nulla cambi, e che quindi sia lo stesso azionista di riferimento a scegliere i candidati che verrebbero presentati nella lista del cda”.

Dell’intervento critico si è avuto conto attraverso una nota, avendo Mediaset deciso di precludere l’accesso all’assemblea ai giornalisti. Spiegando all’assisele motivazioni di questa scelta, il vice presidente e ad di Cologno, Pier Silvio Berlusconi, ha detto: “oggi non c’erano argomenti che richiedessero una conferenza stampa e quindi abbiamo ritenuto che non fosse necessario far partecipare i giornalisti”. “La società”, ha ribadito, “è assolutamente trasparente e ha contatti quotidiani con la stampa”.

- Il comunicato stampa Mediaset (pdf)