Il futuro della radio? Viganò (Santa Sede): la radiovisione evoluzione naturale per Radio Vaticana; Greco (Rai): vittoria della parola sull’immagine; Diaco (Rtl): mezzo del contemporaneo; Volo (Deejay): sorella della letteratura

“La radiovisione sarà un’evoluzione naturale per Radio Vaticana”. Così monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione del Vaticano, a palazzo Borromeo sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, per il convegno sul futuro della radio nell’era digitale, a 80 anni dalla scomparsa di Guglielmo Marconi. “In questi due anni e mezzo abbiamo studiato molto il nostro grande patrimonio professionale e tecnologico”, ha detto, “e abbiamo cercato di mettere a frutto l’indicazione di Papa Francesco per una riforma che non sia un’imbiancatura ma dia una nuova forma alle cose, non perché quella precedente fosse sbagliata ma perché il mondo cambia”.

Come riporta l’Adnkronos, Viganò ha detto che “lo sviluppo e la convergenza del digitale ci richiede di sviluppare un modello di produzione multimediale”. Motivo per cui, secondo il prefetto della Segreteria per la Comunicazione, “sempre meno si coglie il profilo identitario dei singoli media che tendono a sparire; ma non sparisce lo specifico e dunque fare una radiovisione non significa trasformare una radio in televisione ma avere una radio che fa la radio valorizzando elementi visivi permessi dal digitale”. Il prefetto ha detto anche che “Radio Vaticana Italia diventerà sempre di più una Radio di flusso per portare il messaggio del Papa a tutti”.

 

“La forza persistente della radio”, inoltre, secondo l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Pietro Sebastiani, “le ha permesso di attraversare indenne prima l’era della tv e poi l’era di internet. La radio è uno strumento che riveste un ruolo straordinario a tutela della democrazia, oltre alla sua innata capacità di suscitare emozioni ed evocare immagini e situazioni”. Mentre Pierluigi Diaco, conduttore di Rtl, ha aggiunto che “la radio è un mezzo caldo che agisce in tempo reale, non appartiene né al passato né al futuro perché è il mezzo del contemporaneo, anche nella versione della radiovisione”.

 

Anche per Fabio Volo, conduttore di Radio Deejay, “la magia della radio consiste proprio nel fatto che non si vede, l’immaginario è la sua magia”, ma “la radiovisione sarebbe una storpiatura; la sorella vera della radio non è la tv ma la letteratura”. E Gerardo Greco direttore del Giornale Radio Rai osserva che “la radio conserva la sua capacità di attrazione: è la vittoria della parola sull’immagine, anche nell’era dello smartphone che rappresenta una ri-evoluzione del transistor che si teneva nel taschino della giacca”.

 

 E Riccardo Cucchi ha detto: “la Radio era ed é ancora la casa della parola. Non ha bisogno di immagini, basta l’immaginazione. Che bello quando mi dicono: Mi hai fatto vedere la partita”.

 

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