Editoria

19 dicembre 2017 | 13:07

Sono 65 i giornalisti uccisi nel mondo nel 2017. I dati Rsf: raddoppiato il numero delle donne vittime. La Cina il Paese con più reporter in prigione; alla Siria il record per numero di ostaggi (INFOGRAFICHE)

Sono stati 65 i giornalisti uccisi nel mondo mentre svolgevano il loro mestiere nel 2017. Lo rileva l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières (Rsf), sottolineando che i dati registrano un leggero calo rispetto ai 79 che hanno perso la vita lo scorso anno, pari a una riduzione del 18%. E in generale rispetto agli ultimi 14 anni. Tra i reporter uccisi nel 2017 ci sono 50 giornalisti professionisti, sette blogger e otto collaboratori dei media. Rsf ritiene si tratti comunque di dati “allarmanti”, anche se la riduzione dei giornalisti uccisi è costante dal 2012.

(elaborazione Rsf)

Oltre ai 65 reporter morti nello svolgimento della loro professione, l’organismo con sede a Parigi parla di 326 giornalisti detenuti nel mondo, 54 in ostaggio e 2 scomparsi. Tra i 65 giornalisti uccisi 55 sono uomini e 10 donne. Ventisei di loro hanno perso la vita al lavoro, vittime collaterali di un contesto letale, come bombardamenti e attentati. Altri 39 sono stati assassinati, finiti direttamente nel mirino per le loro inchieste scomode su interessi politici, economici o mafiosi. Come per il 2016, la parte dei giornalisti colpiti in modo deliberato è quella più importante (60%). La maglia nera del Paese più pericoloso resta alla Siria, con 12 giornalisti uccisi recensiti, davanti al Messico (11), Afghanistan (9), Iraq (8) e Filippine (4).

(elaborazione Rsf)

Negli ultimi 15 anni i giornalisti uccisi sono stati 1035. Rsf si congratula tuttavia per la “crescente consapevolezza” da parte di istituzioni internazionali e media della necessità di proteggere maggiormente i cronisti come anche moltiplicare le campagne di sensibilizzazione.

(elaborazione Rsf)

Rispetto all’anno precedente è raddoppiato il numero di giornaliste uccise nell’esercizio della loro professione, passando dalle 5 registrate nel 2016, alle 10 del 2017. Gran parte di esse, spiega Rsf “avevano in comune di essere giornaliste d’inchiesta esperte e combattive, dalla scrittura pungente. Nonostante le minacce, continuavano ad indagare e a svelare casi di corruzione e altre vicende riguardanti autorità politiche o gruppi mafiosi”. “Hanno pagato con la vita le loro inchieste”. Tra queste, l’organizzazione ricorda l’assassinio, il 16 ottobre a Malta, di Daphne Caruana Galizia, ma anche Gauri Lankesh (crivellata di colpi a Bangalore, in India) e Miroslava Breach Velducea, uccisa in Messico.

(elaborazione Rsf)

La Cina, con 52 giornalisti detenuti, “resta la più grande prigione di giornalisti al mondo e perfeziona anche il suo arsenale di misure per reprimere giornalisti e blogger”. “Il regime di Pechino, evidenzia il report, “non applica più la pena di morte contro gli oppositori, ma lascia consapevolmente che la loro salute si degradi in prigione fino a che muoiano”, ricordando come quest’anno il Premio Nobel per la pace, Liu Xiaobo, nonché il blogger Yang Tongyan, entrambi prigionieri condannati a lunghe pene, siano stati “scoperti con un cancro terminale e siano morti in poco tempo dopo il loro ricovero in ospedale”. “La comunità internazionale – avverte – teme ormai per la vita del fondatore del sito di informazione 64 Tianwang, Huang Qi, premio Rsf 2004, detenuto in un carcere di Mianyang dove è vittima di violenze, di rifiuto di cure e pressioni affinché ammetta la sua colpevolezza”.

(elaborazione Rsf)

Gli altri quattro grandi ‘Paesi-prigione’ dei giornalisti sono Turchia (43), Siria (24), Iran (23), Vietnam (19).

In totale sono 54 i giornalisti ostaggio in tutto il mondo, contro i 52 dello scorso anno (+4%). Se il numero di ostaggi stranieri è leggermente cresciuto quest’anno (+14%), oltre 3/4 degli ostaggi sono giornalisti locali che lavorano spesso in condizioni precarie e ad alto rischio.

(elaborazione Rsf)

La Siria – definita nell’analisi “fabbrica di ostaggi stranieri” – è al primo posto con 29 ostaggi, di cui sette giornalisti stranieri, tre dei quali “subiscono questo calvario da oltre cinque anni”. Seguono Yemen (12), Iraq (11) e Ucraina (2). In Siria e Iraq, 40 giornalisti restano ostaggio nelle mani dell’Isis o di gruppi islamici radicali come Al-Nosra.

(elaborazione Rsf)