Ascolti tv, bilancio autunnale: come e perché hanno vinto le ammiraglie (e Tv8)

Emanuele Bruno – Chi si aspettava che la frammentazione colpisse i pezzi grossi, i giganti della tv generalista più tradizionale è servito: nel periodo di garanzia pubblicitaria – dalla seconda settimana di settembre alla prima di dicembre all’incirca – a vincere la partita, a mostrarsi in crescita, a confronto con i dati del periodo omogeneo dell’anno passato sono soprattutto Rai1 e Canale 5.

In prima serata, la fascia oraria più pregiata per la pubblicità, Rai1 guida la graduatoria con il 19%, davanti a Canale 5, pesata al 16,4%. Entrambe sono in progresso, ma con il miglioramento dell’ammiraglia privata che appare più tangibile (dal 15,64%). Tutte le altre reti generaliste principali calano, ma con Tv8 (2,45%), Rai4 e Nove in progresso. Nell’intero giorno, invece, a vincere è Canale 5 con il 16,7%, con Rai 1 al 16,34% e anche in questo caso sono le uniche reti in crescita delle prime sette, mentre è in progresso Tv8 (2,06% nell’intera giornata), che precede in graduatoria –anch’esse in crescita – Mediaset Extra, Rai4 Rai YoYo e Nove. Fin qui i numeri. Ma ora ecco alcune osservazioni non intuitive sui risultati degli specialisti.

Anthony Cardamone

Anthony Cardamone

Anthony Cardamone, specialista del research di OMG, la vede così: “Sono andate bene le ammiraglie? In realtà si è creata una dicotomia tra il mondo generalista più tradizionale e quello dei nuovi canali. Se guardo alle audience di Tv8, Rai4, Nove vedo che sono in crescita, ma che lo sono a discapito, forse per la prima volta, soprattutto di altri canali nativi digitali free. Tra chi sta nella coda lunga del sistema si è accesa una competizione più severa, è finito il tempo in cui bene o male crescevano tutti. In linea generale, poi, se guardo la graduatoria dei programmi più seguiti, vedo che sempre di più c’è una divaricazione tra i grandi eventi, le trasmissioni percepite come tali, ed il resto della programmazione di base. I cinque programmi più seguiti del 2017 fanno di più, complessivamente, delle trasmissioni leader dell’autunno 2016. E se guardo a Tv8 e Nove, vedo che – specie nel caso di Tv8, dove buona parte dei progressi sono stati dovuti all’innesto di Europa League e Motomondiale – sono soprattutto alcune potenti iniezioni di generalismo a tirare su le medie”. Secondo Cardamone, anche i canali tematici che dovrebbero essere più targettizzanti, alla fine, mirano spesso all’obiettivo grosso e a soffrire questi attacchi sono state soprattutto Rai2, Italia 1. Il bilancio della prima parte dell’esperienza di Fabio Fazio a Rai1? “Non è andato malissimo, è andato forse un po’ sotto le aspettative ma ha fatto più della media di Rai1 ed alla fine anche il costo per contatto è apparso allineato a quello delle altre trasmissioni della rete”. La terza rete sta soffrendo. Ma Cardamone è convinto che sia più corretto allargare il discorso. “Non dipende solo dall’assenza di Fabio Fazio e ‘Che tempo che fa’ dal palinsesto, qualcosa conta anche l’uscita da ‘Report’ di Milena Gabanelli e la sua presa di distanze da Viale Mazzini.” Ma dal punto di vista editoriale non trovo niente di sconveniente nel fatto che ‘Che tempo che fa’ sia passato a Rai1: è normale che un prodotto di successo passi da reti e contenitori più segmentanti e sperimentali, a bacini più ampi e popolari, rinnovandone il profilo e contribuendo a fare alzare il tiro in senso più qualitativo. Certo per Rai3 – continua Cardamone – ora la scommessa, non facile, è quella di trovare nuove trasmissioni e personaggi di culto e continuare a funzionare da palestra”. Rai2 e Italia 1? Hanno lo stesso profilo di pubblico delle native digitali con una programmazione brillante, ed è fatale che penino di più e vedano avvicinarsi Tv8, Nove, Rai4. Un altro fenomeno interessante per il capo research di Omg riguarda i programmi per bambini. “I più grandicelli stanno dedicando sempre più tempo ai nuovi media, consumano meno tv di quanto non accadesse prima e trovano i loro contenuti su altri formati e su altri device. In pratica è in corso sui ragazzini lo stesso fenomeno che ha – qualche anno fa – limato il pubblico di emittenti come Mtv”.

Valentino Cagnetta

Valentino Cagnetta

Valentino Cagnetta, ad di Media Italia suggerisce una lettura più ‘critica’ e approfondita dei successi generalisti. “Le ammiraglie sono tornate a focalizzarsi sui grandi ascolti, ma spesso rinunciando a cambiare in senso progressivo il proprio profilo di pubblico. Non mi turba che questa frenata arrivi dal servizio pubblico, che di recente ha vissuto una fase complessa di cambiamento ai vertici; mi sorprende un po’ di più che sembri tendere nella stessa direzione anche Mediaset, che mi sembra meno concentrata sui target pregiati. Sulle ammiraglie, comunque, sta diventando sempre più complicato trovare trasmissioni con un profilo uomini-donne equilibrato o, addirittura, a prevalente ascolto maschile. E lo stesso discorso, lo steso deficit di armonia e larghezza della composizione vale per classi d’età, socioeconomiche e, in qualche caso, preferenza geografica”. Il ‘Grande Fratello Vip’ è stato comunque un grande successo; indiscutibilmente. “E’ vero, ma è la prova provata di quello che dicevo prima” continua Cagnetta. “Ha mostrato una prevalente composizione femminile, con una buona componente in termini di classi d’età, ma con una forza molto concentrata nel centro sud ed un andamento molto sotto media nelle regioni ricche del centro nord”. Le fiction Mediaset? “Sono andate molto meglio, in particolare ‘L’Isola di Pietro’ e ‘Rosy Abate’. Ma anche in questo caso si sono registrati ‘troppe’ donne e troppo ‘sud’ tra gli adepti”. Cagnetta parla poi del caso Fabio Fazio come un paradosso: “E’ partito bene, poi ha fatto un po’ di montagne russe, ma indubbiamente – a seconda che proponga Roberto Bolle, Bono Vox, Matteo Renzi o Silvio Berlusconi – riesce a riossigenare e allargare la platea normale e più tradizionale della prima rete Rai, ed ha una buona profilazione dal punto di vista della classe socio economica e va bene nelle regioni ricche, specie al centro nord”.

La7? Questo la visione di Cagnetta: “Urbano Cairo ha azzeccato la scelta di Massimo Giletti, ma va considerato che ‘Non è l’Arena’ è un programma nazionalpopolare, l’audience che propone non è super qualificata. La7, comunque, si avvantaggerà della lunga campagna elettorale, già da tempo iniziata. Se poi come pare, non si arriverà a una soluzione neanche dopo il voto, questo terrà alta l’attenzione sulla programmazione per un periodo ancora più esteso”. Infine le native digitali free. “Real Time e DMax pagano un po’ le performance migliori di Nove”. ‘Fratelli di Crozza’ un po’ al di sotto delle aspettative, meno redditizio di ‘Bake Off’? Per Cagnetta vale lo stesso discorso fatto per La7. “Lo vedremo crescere ma mano che ci avvicineremo al voto ed il clima politico si surriscalderà”.

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