“Il progetto di Renzi di abolire il canone e alzare i tetti pubblicitari è demenziale”, dice Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell’Upa. “Così il servizio pubblico diventerà il servizio dei politici”

Intervista di Alessandra Ravetta –  Matteo Renzi tira dritto con il suo progetto di abolire il canone della Rai trasformandolo in finanziamento pubblico in attesa dei risultati della totale liberalizzazione la raccolta pubblicitaria. La notizia che ieri poteva sembra un ballon d’essai oggi ha assunto ufficialità, va presa sul serio e lo si capisce dall’immediate reazioni e polemiche scatenatesi all’interno del mondo politico e anche dello stesso governo con il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, polemico contro il progetto su cui si è scatenato su Twitter.

Ma cosa ne pensa il mondo dell’industria, di chi fa degli investimenti pubblicitari le leve fondamentali per lo sviluppo del proprio business, del progetto di togliere il canone e di fare sostanzialmente della Rai una televisione commerciale? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Sassoli de Bianchi presidente dell’Upa, l’associazione che raggruppa i grandi utenti pubblicitari, oltre che imprenditore come fondatore e presidente della Valsoia. Sassoli, un manager solitamente molto calmo e diplomatico da sempre grande sostenitore del servizio pubblico, non si trattiene nell’esprimere il proprio stupore e sconcerto di fronte alla proposta di Renzi che definisce senza mezzi termini “demenziale, confusa, contraddittoria, demagogica, elettoralistica”. E spiega:” Sono stupefatto dell’accanimento che Renzi ha mostrato e continua a mostrare nei confronti della Rai come se fosse roba sua, da utilizzare per i suoi interessi politici. Invece non è cosi. La Rai è dei cittadini italiani che pagano il canone e caso mai degli investitori pubblicitari che portano nelle sue casse settecento milioni di euro all’anno”.


Prima – Perché presidente è così severo rispetto ai comportamenti di Renzi sulla Rai?
Lorenzo Sassoli de Bianchi – La decisione di abolire “la brutta tassa sulla tv”, come Renzi chiama il canone, è solo l’ultima delle scelte disastrose che, prima da leader del governo e poi da dietro le quinte come capo del Pd, Renzi ha messo in atto nei confronti del servizio pubblico. Dichiaro subito di credere al valore del servizio pubblico, tanto più in un mondo mediatico e della comunicazione sempre più confuso e difficile da interpretare. Un servizio pubblico che va molto valorizzato e migliorato. E sono convinto che i cittadini non siano cosi contrari a pagare per concederselo”.

Prima – Idee molto controcorrente. Da dove trae queste convinzioni.
L. Sassoli – Dalle numerose ricerche che in Upa realizziamo per capire i sentiment dei consumatori e dei cittadini rispetto ai media e a tutto ciò che sta intorno ai consumi e alla comunicazione. Spendere soldi in comunicazione è una cosa seria e noi cerchiamo di sapere il più possibile di cosa pensano i nostri clienti. E le assicuro che sul tema canone Rai c’è sempre stato un atteggiamento ambivalente e contraddittorio: gli italiani tengono molto al servizio pubblico anche se non hanno mai amato pagare il canone. Come peraltro succede con qualsiasi altra tassa. Il passaggio del canone in bolletta, come ha visto, non ha fatto scoppiare rivoluzioni ne moti di popolo. Era stata un’ottima idea del governo Renzi su cui poi per atteggiamenti demagogici si è incominciato a picconare decidendo improvvisamente, in vista del referendum del novembre del 2016, di ridurre di dieci euro la cifra da pagare. Uno sconticino per conquistare il favore degli elettori? Come si è visto nelle occasioni elettorali che sono seguite a Renzi non è servito a niente e, in compenso, ha messo in difficoltà la Rai che si è trovata con budget già chiusi a rivedere tutte le sue previsioni di investimenti e spese con effetti visibili sui palinsesti.

Prima – E adesso in vista delle elezioni di marzo Renzi ci riprova e tira fuori addirittura di abolire il canone trasformandolo in finanziamento pubblico e alzando il tetto pubblicitario?
L.Sassoli – Mi dispiace ma Renzi e i suoi collaboratori non hanno idea di cosa sia il servizio pubblico. Loro pensano a una Rai di servizio alla politica. E se passerà l’abolizione del canone il legame di Viale Mazzini a Palazzo Chigi sarà come una camicia di forza. Già si è visto cosa sono stati capaci di fare senza ‘leggi speciali’: aver fatto fuori un direttore generale come Campo Dall’Orto è stato un peccato capitale; aver messo una professionista come Milena Gabanelli nell’impossibilità di lavorare, per cui ha deciso di andarsene, ha fatto perdere alla Rai un asset professionale di valore. Aver avallato le richieste economiche di Fazio, perché è una grande e utile vetrina per le comparsate politiche, ha significato togliere denari per altri programmi di qualità come ‘Petrolio’, impoverito e relegato in tardissima serata. E poi Massimo Giletti regalato alla concorrenza perché irritava la politica…. E tutti i politici ad applaudire o zitti aspettando il proprio tutto per incassare.

Prima – Tornando a parlare di pubblicità l’idea di Renzi di alzare i tetti della Rai, a parte qualsiasi valutazione di opportunità politica, potrebbe aiutare il mercato della raccolta a diventare più dinamico e aperto?
L.Sassoli – Sicuramente creerebbe uno tsunami che sconvolgerebbe il sistema da tempo tenuto in una situazione di equilibrio pilotato. I tetti alla raccolta della Rai, a cui si è aggiunto il divieto, deciso in epoca Campo Dall’Orto, di fare pubblicità sui canali Rai per bambini, sono la leva principale che controlla i flussi degli investimenti pubblicitari in televisione. Ma oggi il vero, grande competitor con cui la televisione deve fare i conti sono i media digitali con Google e Face Book in crescita esponenziale.

Prima – La proposta di Renzi è in totale controtendenza rispetto alle pressioni messe in atto (con Mediaset e il sottosegretario alle Comunicazioni Giacomelli in testa) per contenere i fatturati pubblicitari di Rai Pubblicità, accusata addirittura di fare dumping abbassando le tariffe grazie a sconti –come denuncia Anna Maria Bernini, parlamentare di Forza Italia, in una deposizione depositata in vigilanza – che “tra il 2012 e il 2016 sarebbero aumentati fino a un valore medio dell’85% con punte fino al 90%”. Dati che Mediaset ha portato con un esposto anche al giudizio dell’Agcom. E’ vero che Rai Pubblicità si è mossa in modo cosi aggressivo?
L.Sassoli – Per statuto l’Upa non può parlare pubblicamente di soldi, di costi o tariffe. Per cui non posso venirle dietro su questo tema. Posso dire invece, come cliente che Rai Pubblicità in questi anni ha molto migliorato la propria offerta con iniziative innovative e un marketing dinamico. Adesso siamo abbastanza preoccupati per la situazione di immobilismo che si è creata dopo l’uscita di Fabrizio Piscopo, l’amministratore delegato che in questi anni ha notevolmente rinnovato l’azienda.

Prima – Piscopo, al centro di tutte le polemiche della concorrenza per il suo muoversi con criteri commerciali, ha chiuso il rapporto con la Rai a fine anno. E non è stato trovato ancora un successore. Un compito ancora più difficile tenendo conto delle ambizioni napoleoniche di Renzi per il futuro della pubblicità Rai che presuppongo un super manager, che si accontenti di uno stipendio contingentato per legge a 250mila euro, e sotto attacco della politica e a rischio della magistratura.
L.Sassoli – Per questo che dico che è demenziale pensare di fare della raccolta pubblicitaria la fonte principale delle risorse per la Rai, senza considerare gli effetti che avrebbe sulla qualità dell’offerta editoriale. Tra l’altro tutto giocato senza tenere minimamente conto della voce degli investitori pubblicitari che sono importantissimi stake holder dell’azienda con 700 milioni di investimenti. I politici sono entrati in un loop autoreferenziale come se tutto iniziasse e finisse con loro, mentre dovrebbero essere dei tramiti degli interessi dei cittadini.


Prima – Tutti i commentatori giornalistici valutano il progetto di Renzi per alzare i tetti della pubblicità della Rai come una minaccia a Berlusconi che vedrebbe messa a rischio la quota del 56,7% del mercato pubblicitario finora in mano a Mediaset (la Rai ha il 20%, i canali free di Sky il 12,5, La 7 il 4,2, Discovery il 6,5 secondo dati Nielsen dei primi nove mesi del 2017).
L.Sassoli – Se è una mossa tattica nei confronti di Berlusconi la giudico di poco effetto. Berlusconi non è certamente uno che si fa intimorire da prese di posizione che non stanno in piedi. Più probabile che il tentativo di Renzi punti a dimostrare al suo elettorato, spaventato dalla prospettiva di un accordo di governo Pd Centro Destra, di non voler fare inciuci con il nemico su un terreno visibile come è quello della televisione, senza sottovalutare la voglia di piacere al popolo tagliando “la brutta tassa sulla tv”. La cosa è drammatica e c’è da chiedersi che fine ha fatto il politico che in molti abbiamo considerato una importante risorsa per il futuro del nostro Paese.

 Intervista di Alessandra Ravetta

 

 

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