La cultura della privacy necessaria per promuovere sviluppo e libertà, dice il garante per la protezione dei dati personali. Soro: il nuovo regolamento Ue cornice normativa di una sfida epocale

“Il nuovo regolamento Ue in materia di protezione dei dati personali (assieme alla direttiva 680 sui trattamenti per fini di polizia e giustizia penale) rappresenta la cornice normativa in cui si giocherà una delle sfide più importanti per i prossimi decenni: quella dell’effettività del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali. Diritto che rappresenta sempre di più una garanzia ineludibile di libertà nella società digitale e che vive in costante dialettica con una realtà in continua evoluzione, perché esposta agli incessanti mutamenti delle nuove tecnologie”. Lo ha affermato il garante nazionale per la protezione dei dati personali Antonello Soro nel corso di un convegno a Bari. “La riforma – ha spiegato – nasce anche dall’esigenza di superare le asimmetrie nell’applicazione della direttiva-madre, che avevano impedito un livello di tutela davvero armonizzato per i cittadini europei”.

Antonello Soro (Foto Olycom)

Antonello Soro (Foto Olycom)

“Si tratta – ha ribadito, come riporta l’Agi – di uno sviluppo importante della giurisprudenza che ha tentato di superare lo schermo dei confini nazionali per garantire un’adeguata tutela ai diritti dei cittadini in una realtà, quale quella digitale, naturalmente refrattaria al principio di territorialità. La protezione dati non è fine a se stessa ma è il presupposto per altri diritti e libertà, come dimostra la sua connessione (storica e giuridica) con quel diritto alla dignità che apre la Carta di Nizza”.

Tutelare la protezione dati, ha rilevato ancora il Garante, “determina, in primo luogo, la scelta di un modello giuridico e istituzionale di tutela fondato, anzitutto, sul ruolo di garanzia, in condizioni di terzietà, di Autorità indipendenti che, in quanto snodi di una rete dell’Unione, sono parti di un comune progetto costituzionale europeo. Da ciò deriva anche l’esigenza di assicurare ai cittadini europei un livello di tutela davvero omogeneo, così anche da poter costituire quel modello europeo su cui gli altri ordinamenti potranno via via convergere”.

“Ciò cambia, di riflesso – ha precisato – anche la natura delle Autorità di protezione dati, che oltre a rafforzare la propria funzione di garanzia di un diritto fondamentale, assumono anche un ruolo “regolatorio” di questo interesse generale. Interesse necessario, a sua volta, per la tutela di altri beni giuridici primari: la sicurezza pubblica, nazionale e cibernetica in particolare, un’iniziativa economica libera tanto quanto rispettosa della dignità, un mercato concorrenziale, l’equilibrio tra autodeterminazione del lavoratore ed esigenze datoriali, l’efficacia di scienza e medicina, la qualità dell’informazione, una trasparenza non così eccessiva da risultare paradossalmente opaca”.

“La protezione dati muta così – ha rilevato ancora Soro – dall’essere come è stata erroneamente ritenuta, un costo per divenire risorsa (essenzialmente, ma non solo reputazionale); fattore di competitività per le imprese, di ulteriore legittimazione per le P.A., particolarmente in un contesto, quale quello attuale, in cui l’efficacia dell’azione amministrativa si misura anche e soprattutto sul tasso di trasformazione digitale, innovazione, trasparenza”.

“Il nuovo quadro giuridico europeo in materia di protezione dati rappresenta dunque un grande passo avanti nella direzione di un governo equilibrato delle innovazioni tecnologiche che hanno profondamente modificato la nostra società – ha concluso il Garante – ma ciò che, più di ogni altra misura, garantirà l’effettività dei diritti sanciti dal Regolamento sarà la diffusione di quella “cultura della privacy”, necessaria per promuovere, ad un tempo, sviluppo economico e libertà, efficienza amministrativa e dignità della persona”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+

Articoli correlati

Lo streaming on demand supera le pay tv nel Regno Unito con 15,4 milioni di abbonati

Rai, per individuare nuovo amministratore delegato in campo head hunter. Ma c’è il nodo tetto stipendi

E’ un fenomeno (anche sociale) il telefilm di Rai1: 27,8% per The Good Doctor