Rai inadempiente sulla risoluzione della Vigilanza sul conflitto di interesse di agenti e star, dice Anzaldi (Pd): no a tattiche dilatorie dal servizio pubblico, intervenga la Corte dei Conti

Sono largamente scaduti i tre mesi entro cui la Rai doveva dar seguito all’Atto di indirizzo contro lo strapotere degli agenti e dei conduttori produttori votato all’unanimità dalla Commissione di Vigilanza il 27 settembre scorso. La Rai invece non lo ha attuato, ritenendolo superato dalla legge di riforma dell’audiovisivo del 7 dicembre che in un articolo
(voluto dal sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli) affida ad Agcom il compito di regolamentare la caldissima materia per l’intero sistema televisivo. Tutto rinviato quindi a dopo la formazione del nuovo governo e non è difficile immaginare che il regolamento di Agcom non decollerà in tempi brevi.

 

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Il commissario Pd Michele Alzaldi, che ha scritto il famoso Atto di indirizzo ed è anche convinto che la sua applicazione porterebbe dei benefici economici alla Rai, non ci sta. “Ben venga una legge per tutto il sistema. Ma nella vacatio la Rai non dovrebbe dar seguito alla legge votata della Vigilanza?”, si chiede Anzaldi. “Io ritengo di sì, e ritengo se ne debba occupare la Corte dei Conti a cui ho inviato un esposto coinvolgendo anche il magistrato della Corte dei Conti presente nel Cda della Rai”.

Ecco il testo della missiva inviata da Anzaldi

Al Procuratore regionale del Lazio della Corte dei Conti, Andrea Lupi
Al Procuratore generale della Corte dei Conti, Claudio Galtieri
Al Magistrato Luciano Calamaro (che partecipa ai Cda e collegi sindacali Rai)

Lo scorso 27 settembre la commissione di Vigilanza Rai ha approvato all’ unanimità la Risoluzione sull’adozione da parte della Rai di procedure aziendali volte a evitare possibili conflitti di interesse da parte degli agenti di spettacolo. Si tratta di un provvedimento di grande rilievo innanzitutto economico per il servizio pubblico. Grazie alle prescrizioni previste, infatti, la Rai potrà effettuare importanti risparmi di spesa, eliminando privilegi e posizioni di quasi monopolio in capo ad alcuni agenti dello spettacolo, oltre ai conflitti di interesse che si sono creati in favore di agenti, artisti e autori.

La risoluzione impegnava la Rai ad adottare le misure previste entro 90 giorni dalla votazione in commissione. Il tempo è scaduto il 26 dicembre, sono trascorsi ulteriori 20 giorni ma ad oggi non si ha alcuna notizia sull’effettivo rispetto della risoluzione. L’eventuale inadempimento da parte della Rai non soltanto configura la violazione di un preciso dovere previsto dalle norme, ma causerebbe anche un evidente danno erariale alle casse del servizio pubblico, perché non adempiendo non vengono effettuati neanche i risparmi di spesa previsti e quindi l’azienda continuerebbe a bruciare soldi.

C’è il rischio che la dirigenza Rai pensi di non adempiere ad un suo preciso dovere, assumendosi tutte le conseguenti responsabilità a partire da quelle personali, sperando che il nuovo parlamento che uscirà dalle elezioni possa rimettere mano alla decisione presa all’unanimità. Una violazione della legge che getterebbe una pesante ombra sull’operato dei vertici aziendali, oltre a metterli a rischio esposti.
Inoltre apparirebbe abbastanza singolare e improprio da parte dell’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo disattendere un preciso atto di indirizzo votato dalla Commissione di Vigilanza, cosa che alimenterebbe ulteriori certezze sulla fondatezza dei rischi denunciati e che la risoluzione puntava ad arginare. In particolare, sarebbe inaccettabile se l’azienda mettesse in atto tattiche dilatorie senza fondamento, come l’attesa di eventuali provvedimenti di altri enti che sarebbero aggiuntivi ma non fanno certamente venire meno gli obblighi del servizio pubblico.
La Corte dei Conti, un cui magistrato assiste alle riunioni del Cda e del collegio sindacale, dovrebbe valutare se non sia opportuno chiedere chiarimenti e avviare verifiche in merito all’effettivo rispetto della risoluzione parlamentare.

On. Michele Anzaldi

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