“De Benedetti non ha fondato Repubblica né ha mai fatto l’editore”. Scalfari risponde sul quotidiano all’intervista dell’Ingegnere a Otto e mezzo. “Non è vero che il giornale abbia perso la sua identità”

Carlo De Benedetti “non ha fondato Repubblica” né ha “mai fatto l’editore”. Eugenio Scalfari replica così in un’intervista dalle pagine del quotidiano che ha fondato e diretto per vent’anni a quella concessa dall’Ingegnere a Otto e mezzo su La7. Si riapre, dunque, il botta e risposta cominciato tra i due a novembre dello scorso anno quando Scalfari, ospite del programma diretto da Giovanni Floris, Dimartedì, su La7, aveva espresso la sua personale preferenza per Berlusconi su Di Maio. Una posizione che De Benedetti, intervistato dal Corriere, ha poi criticato. Critiche delle quali, ha detto con una colorita espressione Scalfari ospite di Bianca Berlinguer a Cartabianca su Raitre, “me ne fotto”. “Ha problemi di vanità, è molto anziano e ingrato nei miei confronti”, ha detto De Benedetti a Lilli Gruber su La7, “con me dovrebbe star zitto perché gli ho dato un pacco di miliardi”. Ecco alcuni passaggi dell’intervista a Scalfari su Repubblica, in cui confida: “dopo la mia battuta su Berlusconi e Di Maio mi aveva mandato un biglietto per farmi sapere che non condivideva nulla di quel che avevo detto perché lui non avrebbe mai scelto né Berlusconi né Di Maio. Io non gli ho risposto”.

Eugenio Scalfari (foto Olycom)

Rimbambito? Sono più lucido degli altri. “Sono arrivato a un’età, tra i novanta e i cento, che non è più quella dei vecchi né dei molto vecchi, ma quella dei vegliardi. Spesso sono rimbambiti, ma talvolta sono ancora più lucidi degli altri perché vedono di più e meglio”.

Berlusconi meglio di Di Maio come alleato di sinistra. “È un giudizio politico che si può non condividere”.

Non è lui il fondatore. “Vanitoso è chi si gloria di qualcosa che ha fatto o peggio non ha fatto; chi si attribuisce meriti che non ha. Che cosa c’ entra la vanità con la scelta tra Berlusconi e Di Maio? Mi spiace dirlo, ma è invece da vanitoso definirsi fondatore di un giornale che non hai né fondato né cofondato”. E ancora: “i soldi che diede non legittimano la parola fondatore”.

Repubblica figlia de l’Espresso. “Repubblica è figlia dell’Espresso che fu fondato da Adriano Olivetti, Carlo Caracciolo ed Eugenio Scalfari. Non ce ne solo altri”.

Cinquanta milioni. “Per far nascere Repubblica io e Caracciolo avevamo bisogno di cinque miliardi di lire. La Mondadori ne mise la metà. L’altra metà toccava a noi, ma non ce l’ avevamo. Nella ricerca di danaro io mi rivolsi anche a Carlo De Benedetti che era allora il presidente degli industriali di Torino”. “Mi diede cinquanta milioni, ma non voleva che si sapesse. Mi spiegò che lo faceva perché gli piaceva il progetto. Ma aggiunse: «Non lo racconti mai a nessuno» (allora ci davamo del lei). E infine: «Non lo racconti, ma non lo dimentichi”. E io non l’ ho dimenticato»”.

Gratitudine. “Ha contribuito con cinquanta milioni ad un capitale di 5 miliardi. Non sono abituato a fissare i prezzi della gratitudine. Sicuramente ce ne siamo ricordati quando poi gli abbiamo venduto Repubblica”.

La guerra di Segrate. “C’è stato un momento in cui avevamo fatto supplementi belli e costosi, tra cui “Mercurio” diretto da Nello Ajello. Ci eravamo indebitati e avevamo l’ acqua alla gola. Ci salvò il presidente del Banco di Napoli, Ventriglia, che ci concesse un fido senza garanzie.
Poi quando De Benedetti divenne proprietario della Mondadori gli vendemmo le azioni di Repubblica con il patto che alla fine della famosa guerra di Segrate, quella con Berlusconi, gli avremmo venduto tutte le azioni allo stesso prezzo. E così fu”. E aggiunge: ”fu un affare per lui che divenne il proprietario di Repubblica”.

Editore o amministratore?
“Quello dell’editore è un mestiere che non ha mai fatto. È stato l’amministratore dei suoi beni. Oltre a Repubblica aveva un patrimonio personale molto ragguardevole”. E ancora: “quando De Benedetti divenne il proprietario esclusivo [di Repubblica] non prese certamente un baraccone che perdeva soldi. Repubblica ha fatto attivi economici molto significativi. Ed è sicuro che De Benedetti non ci rimise”.

Grande finanziere. “La sua abilità di finanziere gli ha consentito di vivere da ricchissimo. E bastino a dimostrarlo la strepitosa villa che ha in Andalusia e il grande yacht con cui fa le crociere in giro per il mondo. Il suo fiuto in Borsa è noto a tutti. E infatti, adesso che ha regalato le sue azioni ai figli, gli sono rimaste tutte le grandi ricchezze personali”.

L’identità di Repubblica. “Repubblica non è stato solo un giornale politico. È stato un giornale diverso da tutti gli altri perché ha mostrato che in un giornale tutto è cultura, ha cambiato il linguaggio della cronaca e dello sport, ha fatto scorrere in ogni riga il sangue di un’Italia che sia per me e sia per Ezio Mauro è riassumibile in uno slogan di due parole: Giustizia e libertà. Oggi Repubblica vive la crisi dei giornali di carta, e cerca con coraggio nuove strade, sperimenta, si rinnova, scommette sul futuro ma non è vero che ha perduto l’identità e che non aggredisce la politica. Non solo io ne sono la prova e la garanzia. Ci sono i suoi giornalisti e c’ è il direttore che, lo ricordo con un sorriso, è stato scelto da Carlo De Benedetti. Lui sì, sta aggredendo l’identità del giornale di cui, come ho già detto, era stato a lungo il rispettoso proprietario”.

Sul caso De Benedetti-Renzi. “Credo che quell’accusa di avere speculato grazie alle informazioni riservate ottenute da Renzi abbia avuto un ruolo importante nel suo cattivo umore”.

L’intervista integrale è pubblicata su Repubblica e Rep.

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