La crisi dell’editoria ha causato cambiamenti strutturali nell’organizzazione del lavoro in Italia e Francia: personale precario ed esternalizzazione di varie attività. La fotografia di Fistel-Cisl e sindacato francese

“Nei settori stampa, editoria e televisione, la crisi di questi ultimi anni ha picchiato duro. La congiuntura economica negativa ha sottratto molte risorse alla pubblicità, comportando la riduzione dei prodotti editoriali (meno testate, meno copie e meno pagine) e la conseguente chiusura di molte aziende”. Questa la fotografia scattata dal segretario regionale della Fistel, Nicola Milana, al convegno sindacale italo-francese ‘Insieme per le tutele’, promosso a Torino da Fistel-Cisl (Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni) e Cfdt-F3C (Confédération francaise démocratique du travail).

Partendo dalle rispettive esperienze sindacali, riferisce l’Ansa, è stato fatto il punto sui settori delle telecomunicazioni e dell’editoria nei due Paesi, con particolare riferimento alle tutele e ai diritti dei lavoratori.

“L’informazione e la comunicazione migrano, sempre di più – ha detto Milana – dalla carta stampata al digitale e dalla televisione generalista alla televisione non lineare come Netflix, mettendo in crisi anche le televisioni a pagamento. Le telecomunicazioni, invece, devono investire sul potenziamento della rete in fibra ottica con regole e disponibilità di capitali d’investimento diversi da paese a paese. Infine, nello spettacolo le risorse pubbliche investite tendono a diminuire nel loro complesso. Anche se in Italia negli ultimi due anni non ci sono stati tagli al fondo nazionale si è comunque registrata una diminuzione delle risorse da parte degli enti locali. Tutto questo ha introdotto cambiamenti strutturali nell’organizzazione della produzione con l’esternalizzazione delle attività e ricorso a personale precario”.

Il segretario nazionale Fistel-Cisl, Vito Antonio Vitale, ha poi messo in guardia “dall’utilizzo di risorse per portare benefici finanziari a gruppi che si presentano come cavalieri di investimenti, ma che in realtà operano esclusivamente per interesse privato”.

 

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