Le repliche dei telegiornali al richiamo dell’Agcom sulla par condicio. Mentana (Tg La7): “patetico e irrispettoso”. Mediaset: norme di difficile interpretazione e che non valgono per il web

“Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, peggio di così nelle rilevazioni Agcom non si poteva iniziare”. Lo dice all’Ansa il direttore del TGLa7 Enrico Mentana, commentando con durezza il richiamo Agcom alla sua testata per il troppo tempo concesso a M5S e Lega. “Sapete quale sarebbe il tempo di parola dato alle due liste citate? 4 minuti e 12 secondi per il M5S e 1 minuto e 50 secondi per la Lega. In nove ore e mezza di notiziari. È francamente patetico, irrispettoso e offensivo per il lavoro che svolgiamo”.

“Leggo con divertimento che l’Agcom ha inviato un ‘forte richiamo’ al tg da me diretto ‘per il tempo concesso a M5s e Lega a svantaggio di altri partiti’ nelle edizioni principali dal 15 al 21 gennaio. Vuol dire 21 tg, per un totale di oltre nove ore e mezza”, sottolinea il giornalista che poi rivela: “sapete quale sarebbe il tempo di parola dato alle due liste citate? 4 minuti e 12 secondi per il m5s e 1 minuto e 50 secondi per la Lega. Ripeto: in nove ore e mezza di notiziari”.

Enrico Mentana (foto Olycom)

Enrico Mentana (foto Olycom)

In merito agli odierni richiami alla par condicio diramati dall’Agcom, Mediaset segnala con una nota “due anomalie”. La prima: “già il fatto che siano coinvolte nei presunti squilibri cinque diverse testate tv nazionali (più altre “varie emittenti”) significa che le norme si stanno rivelando di difficile interpretazione, a meno che si voglia immaginare un illecito comportamento concertato”. In secondo luogo, “facciamo notare che le testate Mediaset sono le uniche tra le richiamate a non aver violato i limiti di “tempo di parola”, ovvero il tradizionale parametro con cui si è sempre calcolato lo spazio attribuito a ogni forza politica (dichiarazioni dirette di esponenti e candidati)”.

I richiami a Mediaset, precisa il Biscione, “riguardano invece una “new entry” nel campo della par condicio, il “tempo di notizia”, ovvero il tempo dedicato nei tg a titolare e a dare notizia delle posizioni o delle iniziative di questa o quella forza politica, la cui rilevanza giornalistica dipende dai fatti del giorno e dalla sensibilità professionale di ogni singola redazione. Le parole del giornalista, inoltre, non possono presumersi di per sè favorevoli al politico”.

Motivo per cui, “il presunto squilibrio calcolato nel richiamo riguarda oltretutto differenze di una manciata di secondi per ogni edizione, secondi che a buon senso non dovrebbero avere effetti sulle fortune dei diversi partiti”. “Ribadiamo quindi – prosegue Mediaset – che, se il calcolo del “tempo di parola” è considerato un criterio oggettivo di valutazione, il computo cronometrico del “tempo di notizia” non può essere considerato in via automatica come favorevole a una forza politica oltre a non assicurare la libertà di commento e critica del giornalista e costituire quindi una forte compressione dell’informazione”.

“In ogni caso, a riprova della totale buona fede dell’emittente”, conclude la nota, “Mediaset ha già inviato all’Agcom la scorsa settimana una richiesta di chiarimenti, rimasta ancora senza riscontro, per comprendere come orientare al meglio da qui in avanti il lavoro delle nostre testate. In conclusione, segnaliamo che questo irrigidimento di Agcom avviene in un contesto iper regolato solo per tv e radio. E genera una profonda disparità di trattamento tra tv/radio e il web, il cui notevole impatto nell’orientamento politico è inversamente proporzionale alle norme in materia di par condicio”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+

Articoli correlati

Dal 22 ottobre al via ‘Fuorilegge’, spazio settimanale di Klaus Davi su TgCom24

Panorama: dai giornalisti ribadito il no alla cessione

Selfie mortali, dal 2011 al 2017 259 decessi legati alla ricerca dello scatto perfetto