Il consiglio del finanziere Francesco Micheli ai giovani: leggete i giornali, aiutano ad aprire la mente

Claudio Cazzola – “Nel mio lavoro ho sempre cercato di divertirmi e ho cominciato a divertirmi proprio in questo salone: era un mercato vero, magnifico, come il mercato del pesce di Piombino”. È iniziato così, con una battuta, il racconto della sua vita che Francesco Micheli ha fatto il 24 gennaio a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana. L’occasione: l’ultima puntata delle Conversazioni in Borsa organizzate da The Ruling Companies Association, dedicata agli 80 anni (compiuti da poco: il 18 ottobre) del noto finanziere.

Francesco Micheli

Francesco Micheli

In Piazza Affari, Micheli è arrivato nel 1959, a 22 anni. “Ero compagno di studi di Piero Ravelli, figlio di Aldo, che all’epoca era il tycoon di Borsa per eccellenza: un grande ribassista, tanto che aveva battezzato la sua villa Al Ribasso. Mentre studiavo, mi davo da fare in mille modi: ho fatto lo scrutatore al Totip, la comparsa alla Scala, il venditore di oli lubrificanti… Un giorno Piero mi dice, perché non provi a lavorare da mio padre, visto che ti interessano gli affari?”
Così comincia l’avventura che in pochi anni ha portato Micheli a raggiungere la “pace dei sensi” dal punto di vista finanziario, come l’ha definita lui stesso. “Con Aldo Ravelli ci si trovava al Bar Donini di piazza San Babila alle 7.30 del mattino”, racconta. “Lui aveva già letto tutti i giornali e mi chiedeva, parlando in dialetto, com’era solito fare: ‘T’è legiù?’, cioè hai letto?”. Io non avevo letto ma rispondevo di sì. Ho imparato da lui che è con lettura del giornale che ci si fanno le idee: il giornale ti fa capire come gira il mondo. Tutto il giornale, non solo le pagine economiche. Basarsi solo sulle rassegne stampa è un errore”.
Negli anni Ottanta, lasciato il lavoro di agente di Borsa ed entrato alla Montedison, guidata all’epoca da Eugenio Cefis, Micheli è protagonista della prima grande scalata di Piazza Affari, quella alla Bi Invest di Carlo Bonomi, l’impero finanziario e immobiliare fondato da Anna Bonomi Bolchini, che Micheli aveva conosciuto da Ravelli: “Erano memorabili i suoi scontri con Carlo Pesenti, che affrontava urlando, con un linguaggio da carrettiere; ma dopo la sfuriata si mettevano a trattare”.
Sollecitato da Enrico Sassoon, direttore dell’Harward Business Review, e da Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana, Micheli ha ricordato anche un episodio inedito legato alla vicenda del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, personaggio misterioso e di grande potere, che camminava rasente alle pareti e viveva al penultimo piano del palazzo di via Unione, con le finestre schermate da una rete metallica. “Una sera cenai da lui per presentargli una proposta per il salvataggio del Banco su input di Fiorini dell’Eni. Calvi non disse quasi una parola per tutta la serata; improvvisamente si congedò e uscì dalla stanza. Lo seguimmo imbarazzati, ma lui era già salito sull’ascensore. ‘È scomparso all’inferno’, commentai. Pochi giorni dopo fu trovato impiccato sotto il ponte del Tamigi”.
Curioso di natura e interessato alle innovazioni, nel 2000 Micheli è tra i fondatori di e-Biscom (Fastweb) assieme a Silvio Scaglia, impresa che raccoglie in Borsa 1,3 miliardi di euro proprio alla vigilia dello sboom della new economy. Oggi è presidente di Genextra, gruppo assai promettente nel campo delle biotecnologie. Nel frattempo ha coltivato la sua grande passione per la cultura e la musica. Una passione ereditata dalla famiglia: il padre era maestro al Conservatorio di Milano, la madre una sua allieva. Lui ha studiato pianoforte e al liceo suonava con Celentano, Nanni Svampa, i Gufi.
Poi si è dedicato ad altro, ma la musica è rimasta sempre al centro della sua attenzione: è stato presidente del Conservatorio di Milano, membro del consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala e ha fondato il festival internazionale MiTo, che si tiene ogni anno in settembre a Milano e Torino, e che ha presieduto fino al 2015, quando ha lasciato la carica senza polemiche o recriminazioni. “Ogni sette anni cambio mestiere”, disse allora Micheli. Ora ha aggiunto: “Quando la politica ci mette lo zampino è meglio fare un passo di lato. Ci sono tante realtà meritevoli nel nostro Paese. A Imola, per esempio, c’è una scuola di alto perfezionamento che è la più importante al mondo nel campo del pianoforte. È una delle tante eccellenze italiane che non sappiamo neppure di avere e che andrebbero valorizzate. Soprattutto dobbiamo riscoprire la bellezza, concetto inventato dai greci nel sesto secolo avanti Cristo e ripreso nel Rinascimento per impulso di banchieri e pontefici”.
Dopo questa carrellata di aneddoti è il momento delle domande da parte del pubblico. Uno spettatore chiede cosa consiglierebbe di fare a un ventenne sveglio e intraprendente. Nella risposta Micheli torna a sottolineare l’importanza dell’informazione: “Purtroppo oggi in Italia l’ascensore sociale non funziona più: è un grande problema del nostro Paese. Un consiglio che mi sento di dare a un giovane è la lettura dei giornali, non solo del Paese, perché aiuta ad aprire la mente. Ci sono anche altri strumenti con cui informarsi, su cui però bisogna fare una selezione rigorosa”. “E poi non bisogna distrarsi”, aggiunge, “e cercare di parlare con persone che sanno dare il giusto valore al merito”. Cosa però non facile, ha ammesso.

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