Critica totale da sovrintendenti ed esperti alla riforma dei Beni Culturali del ministro Franceschini

Natalia Lombardo – Archeologi, storici dell’arte, sovrintendenti, architetti, in cento esperti lanciano un allarme per l’Emergenza cultura, con un programma di cose urgenti da fare come promemoria per il nuovo governo. Il punto di partenza è la critica totale alla riforma del sistema Beni Culturali attuata dal ministro Dario Franceschini, e la contestazione dei dati che lui stesso presenta sull’aumento di fruizione dei musei italiani. Prima richiesta, quindi, “ridare la gestione dei musei alle sovrintendenze con una loro autonomia, per garantire la tutela e la sicurezza”.

Nomi non da poco: Vittorio Emiliani, Adriano La Regina, ex sovrintendente archeologico di Roma, Paolo Berdini, ex assessore all’urbanistica del Comune di Roma, Tomaso Montanari e l’archeologo Paolo Liverani. E i sovrintendenti che si dicono “imbavagliati” dalle regole del Mibac per cui non possono fare dichiarazioni, come per la Rai.

Un momento della conferenza stampa di Emergenza Cultura nella sede della Stampa Estera. Tra gli altri nella foto, Adriano La Regina, Vittorio Emiliani e Tomaso Montanari

La riforma è bocciata in toto perché ha “smembrato il sistema delle sovrintendenze”, con accorpamenti che levano competenze, e in cui “tutti fanno tutto” separando così la tutela dai musei stessi, o assegnare alle Prefetture i compiti delle sovrintendenze (riforma Madia). L’accusa al ministro è anche quella di avere seguito la logica della “mercificazione” verso i privati finalizzata solo al turismo, trascurando inoltre la complessità del patrimonio italiano e i musei meno eclatanti.

Dario Franceschini (foto Olycom)

Sotto accusa quelle che Vittorio Emiliani chiama “veline” del ministero sui “dati strabilianti” sui visitatori museali, considerati “gonfiati”. Uno per tutti quelli del Pantheon che sarebbero cresciuti del 71% dal 2010 al 2017 che “sarebbero circa 22mila visitatori al giorno calcolati senza distinguere tra fedeli, abitanti e turisti”, dice Emiliani. Fari accesi invece sui siti che restano senza tutela, anche quelli colpiti dal terremoto in Umbria e nelle Marche, o gli archivi e le biblioteche abbandonati per mancanza di personale.

Al prossimo governo Emergenza Cultura e Assotecnici chiedono interventi precisi: “ricostruire il sistema di tutela articolato per settori specializzati di competenza tecnica-scientifica; unire i ministeri che hanno competenza sul territorio (Ambiente e Beni culturali); portare la spesa in cultura almeno nella media europea del 1% del Pil (oggi in Italia è dello 0,7); riportare le piante organiche alla soglia precedente all’arrivo di Franceschini al Mibac (erano 25mila, ora sono 19mila) e in modo non precario; il governo imponga alle Regioni di approvare i piani paesaggistici, fra le prime cose.

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