Askanews, l’azienda chiede la cassa integrazione al 75%

Cassa integrazione al 75% fino a luglio. E’ questa la richiesta fuori dal comune avanzata dai rappresentanti aziendali di Askanews al tavolo nazionale convocato nel pomeriggio con Fieg, Fnsi, Associazione stampa romana e cdr dell’agenzia per “affrontare la situazione gestionale dell’agenzia”. Una richiesta che non trova precedenti, commentano i dipendenti e che porterebbe la forza lavoro attualmente composta da una novantina di giornalisti, ad appena poco più di 20. In pratica l’annullamento dell’agenzia. La richiesta, che l’azienda ha definito “non trattabile”, non è stata esaminata, visto che il cdr ha ravveduto “l’impossibilità sindacale” di prendere in considerazione una proposta fatta in questi termini. Azienda e cdr si rivedranno martedì prossimo, 13 febbraio, per un incontro “tecnico” sui conti, mentre il tavolo si è aggiornato per il lunedì seguente, 19 febbraio.

Rappresentanti dei giornalisti in piazza davanti a Montecitorio per la vertenza Askanews (foto Fnsi)

Rappresentanti dei giornalisti in piazza davanti a Montecitorio per la vertenza Askanews (foto Fnsi)

A fare da sfondo alla vertenza sindacale la complessa situazione che vede Askanews e Agv Il Velino uniche nel panorama delle agenzie di stampa nazionali a non essere rientrate nell’assegnazione di alcun lotto nella gara di Palazzo Chigi per la fornitura di notiziari alla Pubblica Amministrazione, e in attesa della definizione per l’assegnazione del lotto 1-bis dell’asta, le cui conseguenze potrebbero incidere sull’agenzia in modo significativo.

Uno scenario di incertezza reso ancora più preoccupante dopo la presa di distanze da parte dell’editore, Luigi Abete, cui l’agenzia fa capo tramite l’azienda di famiglia, la Abete spa, che la controlla per oltre il 94%, che secondo quanto denuncia il cdr in una nota, si sarebbe definito solo “un semplice consigliere” di Askanews, senza alcuna responsabilità aziendale. “Non gestisco io l’azienda. Dopodomani c’è un consiglio di amministrazione e aspetto di sapere dal presidente e dall’amministratore delegato informazioni aggiornate”.

Il cdr, ricordando che il passaggio di consegne di amministratore delegato a Daniele Pelli risale soltanto ad un anno fa, avendo ricoperto lo stesso Abete quel ruolo fino ad allora, si chiede “se l’azionista di maggioranza Luigi Abete in questo periodo da “semplice consigliere” non sia venuto a conoscenza delle richieste inaccettabili di ulteriori drastici tagli al costo del lavoro? Non ha saputo di quel credito esigibile da 1,9 milioni di euro, credito che oggi avrebbe rappresentato liquidità cruciale per superare la fase emergenziale, e che invece è stato scambiato con il 19% di azioni della rivista Internazionale (sempre parte del vasto universo delle società in quota Abete Spa)? Come è possibile che in quasi 10 anni di gestione Abete, gli unici a mettere soldi nell’azienda siano stati i lavoratori con 5 anni di contratti di solidarietà e Cigs che hanno generato risparmi sul costo del lavoro per oltre 4 milioni di euro? E’ questo il modo di fare imprenditoria di Abete? E come si concilia con le sue ricette ripetute come mantra nei talk show, in particolare per quanto riguarda investimenti, produttività, valorizzazione della forza lavoro?”.

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