Par condicio ma non sul web. Mediaset mette online servizio sui M5s

Il servizio delle “Iene” al centro dell’interesse giornalistico di queste ore è stato pubblicato sul sito della trasmissione www.iene.mediaset.it. Siamo in par condicio ma il gruppo del Biscione spiega così la decisione.

“È evidente” – si legge in una nota Mediaset – “che la ragion d’essere di un editore è pubblicare servizi di grande rilievo che diano prestigio editoriale e assicurino la maggiore diffusione di copie o – nel nostro caso – di ascolti tv. Mediaset è quindi molto soddisfatta del lavoro delle “Iene” che pur non essendo una testata giornalistica hanno effettuato un’accurata inchiesta di taglio investigativo. Ma visto che in questo periodo la messa in onda di questo genere di servizi in programmi televisivi non sotto testata violerebbe la disciplina della par condicio, Mediaset dà quindi la massima visibilità video all’inchiesta delle Iene su un mezzo – il web – su cui invece la legge sulla par condicio non si applica”.

I superfurbetti a Cinque Stelle
Almeno una decina di parlamentari del Movimento Cinque Stelle avrebbero falsificato la restituituzione di parte del loro stipendio non versandolo al Fondo per il microcredito che finanzia la piccola e media impresa, come dichiarato agli elettori. Lo sostiene un ex militante del movimento e le controprove che la nostra Iena Filippo Roma ha trovato nei bonifici bancari lo dimostrerebbero. Nell’anticipazione del servizio, che vedete qui sopra, si parla di due primi casi eccellenti. E non solo.

Da una settimana su giornali, tv e web, si parlava già dello scandalo e i Cinque Stelle avevano preso i primi provvedimenti per “tamponare” il tutto, mentre Le Iene continuavano a indagare. Il deputato Andrea Cecconi e il senatore Carlo Martelli hanno pagato i loro mancati versamenti al Fondo per il microcredito e hanno annunciato che, se eletti il 4 marzo, si dimetteranno immediatamente.

Prima però, quando li avevamo contattati personalmente, come potete vedere nel video, avevano definito “disonesta” e “una presa per il culo” un’eventuale mancata restituzione. Poi, a richiesta di chiarimenti ulteriori, si sono dileguati. Cecconi non avrebbe versato 21.000 euro al Fondo con 11 bonifici di cui aveva pubblicato le rispettive ricevute online, ma che non erano mai arrivati a destinazione. Martelli si sarebbe tenuto 76.000 euro grazie a 20 bonifici fantasma.

Come hanno fatto? La fonte anonima sostiene che si tratterebbe di bonifici di cui è stata stampata la ricevuta (quella messa online) e poi revocati, come è possibile fare entro 24 ore.

Abbiamo incontrato il candidato premier dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio. Che prima si era detto “orgoglioso” dalla decisione dei due di rinunciare alla carica, se eletti. Poi ne aveva chiesto l’espulsione. E con noi, confermava, che la loro era stata, appunto, “una presa per il culo”.

Quando abbiamo incontrato Di Maio, si trovava in Puglia per un’iniziativa elettorale. A fianco a lui c’erano i senatori Maurizio Buccarella e Barbara Lezzi, entrambi candidati. Abbiamo chiesto a entrambi se loro erano in regola con i versamenti al Fondo. Ci hanno detto di sì e che ci contatteranno.

Sarà vero? La nostra Iena chiude con “To be continued”.

Qui sotto trovate i bonifici “incriminati” dei parlamentari M5S Andrea Cecconi e Carlo Martelli.

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