Fanpage.it scrive un’inchiesta su politica e affare rifiuti a Napoli che scatena la procura di Napoli. Sette gli indagati per ora: il consigliere regionale e candidato alla Camera per Fratelli d’Italia Luciano Passariello, il suo fedelissimo Agostino Chiatto, il consigliere delegato della Sma Campania Lorenzo Di Domenico, il commercialista Carmine Damiano e gli imprenditori Nunzio Perrella, Rosario Esposito e Antonio Infantino. Tra loro c’è anche il secondogenito del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Tra gli indagati però finisce anche Francesco Piccinini, direttore di Fanpage.it e Sacha Biazzo, videoreporter autore dell’inchiesta con l’accusa di induzione alla corruzione.
“Tutto questo è assurdo, abbiamo messo a repentaglio la nostra incolumità per questa inchiesta e ora ci ritroviamo indagati”, dichiara il direttore del quotidiano edito da Ciaopeople. “Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti. Noi – sottolinea il direttore di Fanpage.it in un colloquio con l’agenzia di stampa Adnkronos – abbiamo fatto questo nell’ambito di un’inchiesta giornalistica. È chiaro che non abbiamo smaltito rifiuti né preso soldi”.
La protesta di Fnsi
Napoli, perquisita la redazione di Fanpage. Fnsi e Sugc al fianco dei colleghi «Mettere i giornalisti sotto inchiesta e perquisire una redazione non possono essere considerati ‘un atto dovuto’, soprattutto perché sono in gioco la libertà di informare e la tutela delle fonti dei cronisti, la cui segretezza non può essere messa in alcun modo a repentaglio», rileva il sindacato.
L’inchiesta pubblicata da fanpage.it
La redazione di Fanpage è stata perquisita e due giornalisti risultano indagati per corruzione e traffico di rifiuti. Questo perché i colleghi sono stati protagonisti di una inchiesta nella quale sono riusciti a documentare il traffico di rifiuti illeciti e i collegamenti tra camorra e politica grazie ai quali lo smaltimento delle sostanze tossiche avveniva senza alcun controllo provocando disastri ambientali.
«La Procura – spiegano in una nota Federazione nazionale della Stampa italiana e Sindacato unitario dei giornalisti Campaniaera – stata informata già dal direttore Francesco Piccinini di quanto era stato documentato. Mettere i giornalisti sotto inchiesta e perquisire una redazione non possono essere considerati ‘un atto dovuto’, soprattutto perché sono in gioco la libertà di informare e la tutela delle fonti dei cronisti, la cui segretezza non può essere messa in alcun modo a repentaglio».
Sindacato unitario dei giornalisti della Campania e Federazione nazionale della Stampa italiana «esprimono solidarietà ai colleghi, di cui difenderanno in ogni sede il diritto di fare il loro lavoro nell’interesse dei cittadini ad essere informati», concludono i rappresentanti dei giornalisti.












