Dall’avventura con An ai Renzi boys. Cerno si confessa al Foglio

Tommaso Cerno, ex condirettore di Repubblica e ora candidato nelle liste del Pd, rilascia una allampanata quanto aggressiva intervista al Foglio dove spiega il suo addio (momentaneo, visto che è in aspettativa) da Largo Fochetti (“Il giornalismo in Italia è politica. Quindi tanto vale dichiararsi. E farla in Parlamento”) e la sua tentazione di lasciare il giornalismo militante già quasi due anni fa: “La verità è che il giornalismo l’avevo lasciato il 26 maggio 2016, dopo aver avuto un cancro ed essermi salvato la vita per un pelo”.

Tommaso Cerno

Dopo tre mesi di fuoco nella redazione romana, Cerno spara ad alzo zero contro i giornali che vantano presunte terzietà (“Il giornalismo è tutto fuorché neutrale, solo che non ha il coraggio di dirlo. I giornali fanno politica, ma fingono di non farla”) e risponde agli attacchi dei colleghi sostenendo con la sua candidatura avrebbe “svelato il loro difetto”.

Smentendo di aver optato per il Parlamento dopo aver ricevuto un frustrante no alla direzione di Repubblica o della Stampa, a chi gli rimprovera la sua scelta/tradimento (leggasi: Michele Santoro), Cerno risponde a muso duro: “Considerare la scelta di una persona che a quarantatré anni decide di fare qualcosa per il suo paese, anche rischiando, può essere considerata ripiego solo da giornalisti che ritengono la politica merda. E quindi ritengono, di conseguenza, che il loro lavoro sia un commento alla merda”.

L’intervistatore – Salvatore Merlo – gli ricorda i suoi trascorsi anti-renziani e prima ancora la sua candidatura con An. Rispetto alla vicinanza con Alleanza Nazionale Cerno si giustifica dicendo che “furono loro a scegliere me, non io loro” – nemmeno avesse ricevuto la cartolina-precetto per andare sotto le armi – nobilitando però quell’adesione con l’intenzione di intestare il teatro di Udine a Pasolini che, in quanto omosessuale, creava imbarazzo a quella sinistra a cui – sia pure in modo del tutto originale – faceva parte.

Il fatto che Renzi l’abbia voluto candidato è, poi, secondo Cerno la prova provata che il Pd non è il partito dei “Renzi boys” che tanti dicono.

Ecco l’elenco di tutti i giornalisti in corsa per un posto in Parlamento

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