Inpgi: il lavoro giornalistico autonomo è lavoro dipendente sotto mentite spoglie

Nel 2016 l’Inpgi ha avuto come contribuenti “15.800 giornalisti nella gestione principale e 31mila nella gestione separata. Già questo dato mostra la misura del fenomeno in atto”. Così Mimma Iorio, direttore generale dell’Inpgi in un intervento ad un convegno sulle nuove frontiere del giornalismo. “E’ chiaro – ha detto – che i contributi dei primi pesano in un modo diverso rispetto ai secondi. In più, dei 31 mila giornalisti, 18 mila sono scritti contemporaneamente alla gestione separata e di questi 18 mila, solo tre mila scarsi contribuiscono contemporaneamente alle due gestioni”.

Mimma Iorio, dg dell’Inpgi

“Questo vuol dire”, prosegue Iorio, “che molti di coloro che sono iscritti alla gestione principale si sono dovuti spostare nella gestione separata perché il lavoro da dipendente è diventato sempre meno, difficile da reperire, le aziende sono entrate quasi tutte in crisi in crisi o sono dovute ricorrere ai prepensionamenti o all’applicazione di ammortizzatori sociali che hanno comportato un aumento del costo a carico dell’ente nel pagamento degli stessi. Il loro lavoro giornalistico si sta dunque trasformando in lavoro autonomo”.

“Oggi sono 13 mila i colleghi giornalisti titolari di una contratto co.co.co.”, ha aggiunto il dg dell’ente previdenziale dei giornalisti. “Si tratta di collaborazioni ampiamente utilizzate nel mondo editoriale”. Uno strumento che in qualche modo “permette meglio di mascherare un rapporto di lavoro a tutti gli effetti dipendente, sotto le mentite spoglie di una collaborazione coordinata e continuativa”.

“Per come oggi è strutturata una collaborazione giornalistica”, ha precisato Mimma Iorioi, “offre la possibilità al datore di lavoro, cioè all’editore, di poter in qualche modo usufruire del lavoro di un professionista senza pagarlo adeguatamente rispetto a quelle che sono invece le sue caratteristiche. Il reddito medio di un co.co.co non arriva neanche a €9000 lordi l’anno mentre il reddito medio di un giornalista dipendente oggi e’ intorno ai €60000”.

“Qualche anno fa era di circa 62 mila euro ma, con la riduzione dell’orario di lavoro, si e’ contratta anche la retribuzione. Oggi, grazie anche alle nostre ispezioni, abbiamo potuto rilevare una larga diffusione dei contratti di cessione del Diritto d’autore che spesso il giornalista si vede costretto ad accettare”.

“E’ un vantaggio – conclude – per il datore di lavoro che in questo caso neanche riconosce una collaborazione coordinata e continuativa. Con la cessione Diritto d’autore il committente non paga assolutamente nulla se non quello che e’ il compenso che riconosce per l’attività prestata”.

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