Nel mondo ci sono 149 fact-checkers attivi. Poco più di 1/3 sono in Europa

Sale a quota 149 il numero di fact-checkers presenti in tutto il mondo. A certificarlo la quinta edizione del Duke Reporters’ Lab che monitora i progetti e le iniziative che si dedicano alla verifica di notizie e dichiarazioni.

Nel 2014 – anno di inizio delle rilevazioni – erano solo 44 (una crescita del 239%) le iniziative di questo genere, mentre nel 2017 ne erano state conteggiate in tutto 114, 21 delle quali nate proprio durante l’anno appena concluso.

(elaborazione da Duke Reporters’ Lab)

Tra le iniziative certificate, 41 hanno più di 5 anni di età, ma ce ne sono 6 che sono in attività da 10 anni consecutivi. Tra tutte la più longeva è Snopes.com, che addirittura di anni ne conta 23 anni.
In media comunque i progetti hanno all’incirca 4 anni e in diversi casi ci sono organizzazioni che sono tornate in attività dopo una fase di stop, ad esempio nei passaggi tra un’elezione e l’altra.

Secondo il report 2018 sono 22 i paesi in cui sono presenti più di due fact-checker, il doppio rispetto al 2017, mentre sono 11 le nazioni in cui è presente una sola organizzazione di questo tipo.
A guidare la classifica – con notevole distacco – sono gli Stati Uniti, con 47 organizzazioni attive.
Tra le europee al primo posto la Francia (7), poi Uk (6), Germania e Ucraina (4), Italia e Spagna (3).

Un dato da evidenziare, secondo l’analisi, è il fatto che la nascita di nuove organizzazioni negli stati uniti sia rallentata nel 2017 rispetto agli altri anni e per la prima volta il numero di fact-chacker presenti in tutti i Paesi europei ha superato il totale degli omologhi americani (52 contro 47).

Su scala continentale, il Nord America guida la classifica (53), seguito da Europa (52), Asia (22) e Sud America (15). Chiudono Africa (4) e Australia (3).

Altra riflessione riguarda infine le realtà alle quali sono associati questi progetti di certificazione. Negli Stati Uniti la maggior parte (41 su 47) sono direttamente connessi a giornali, reti televisive e altri canali di informazione. Al contrario di quanto accade al di fuori del suolo americano, dove solo 54 progetti su 102 risultano direttamente connessi a strutture editoriali di vario genere.

(Clicca qui per vedere la cartina aggiornata in tempo reale)

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