Diritti tv e il ruolo di Mediapro. Ecco le risposte della Lega Calcio all’Authority antitrust

Emanuele Bruno – Va avanti senza accelerazioni decisive la complicata vicenda dei diritti tv del calcio. I tempi si fanno sempre più stretti e in effetti in questi giorni qualcosa è successo. L’Agcm aveva indirizzato qualche settimana fa alla Lega Calcio un documento in cui chiedeva di avere indicazioni più precise sulla realtà, il ruolo e le intenzioni pratiche di Mediapro, la società spagnola (appena divenuta di proprietà cinese) che nella gara andata avanti per più fasi, si era aggiudicata le preferenze dei club.

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(Foto Ansa)

La società creata in origine da Taxto Benet e Jaume Rourers aveva vinto il pitch facendo un’offerta complessiva per tutto il pacchetto global di oltre 1,050 miliardi annui, giocando la partita come intermediatore indipendente. Il 15 di febbraio l’Authority aveva spedito una richiesta di chiarimento enucleando un preciso elenco di quesiti, tecnici e non, che alcuni giorni fa hanno avuto risposta. Dire che si chiarisca tutto il quadro è quanto meno una forzatura. Molti degli sviluppi chiave rimangono ancora difficili da prefigurare.

Ma andiamo per ordine. La prima domanda riguardava la natura e la struttura di Mediapro. Ebbene nella risposta della Lega si spiega che la controllante di Mediapro Italia è Mediapro International e che quest’ultima risulta a sua volta controllata da Imagina Group. Nel 2018 gli spagnoli hanno creato Media Pro Italia e hanno acquisito la società di produzione italiana Euroscena. Successivamente alla data di accettazione dell’offerta per il pacchetto Global, c’è stato l’acquisto del 53,5% della capofila Imagina da parte dei cinesi di Orient Hontai Capital. La Lega così ricorda che al perfezionamento dell’operazione, non ancora battezzata dal placet dell’authority spagnola, il capitale di Imagina sarà così suddiviso: Orient Hontai 53,5%, Wpp 22,46%, Taxto Benet 12%, Jaume Rourers 12%.

Al secondo punto, la Lega specifica che Mediapro “non è” un operatore della comunicazione e non controlla o è collegato con altri operatori. Al terzo punto si conferma che la società si atterrà alle attività consentite all’assegnatario con il ruolo dell’intermediario indipendente; e al quarto che essa non svolgerà compiti che comportano l’assunzione di responsabilità editoriali. “Le attività del soggetto assegnatario – si specifica nella risposta – consistono nell’offrire agli operatori della comunicazione pacchetti di diritti o di prodotti audiovisivi ai sensi dell’articolo 2 lettera v del Decreto Melandri, e non nel selezionare programmi o organizzarli in un palinsesto o in un canale”. Un chiarimento che non sembra sgombrare il campo da tutti i possibili equivoci, visto che viene comunque intesa come praticabile l’opzione di offrire e fornire ‘prodotti audiovisivi’.

Al punto cinque si ribadisce che Mediapro Italia non è ancora iscritta nel Registro degli operatori di comunicazione e che Euroscena Srl (al 60% di Mediapro) è invece iscritta nel Roc alla sezione dei soggetti cui non sono ascrivibili attività con responsabilità editoriali.

Il documento della Lega Calcio non risponde a tutte le domande, perché essa non ritiene di essere titolata a esprimersi in tutti i casi. Il documento dell’Authority, ad esempio, richiedeva la possibilità di accedere ad un business plan di Mediapro. La Lega risponde che nell’invito della gara non era richiesto, ma che comunque venivano altresì previsti altri impegni e garanzie dell’acquirente e che sono state ritenute congrue.

Come verranno licenziati i pacchetti? Anche su questo aspetto c’è un rimando e un rimbalzo della palla a terzi. Tocca all’assegnatario – dichiara la Lega – tenuto conto della risposta del mercato, determinare modalità che comunque rispettino le prescrizioni del decreto Melandri.

Quanto invece alla proposta contenuta in busta separata e denominata ‘Proposta per il Canale’, la Lega spiega che ne è stata data lettura in Assemblea e che sono stati forniti chiarimenti e illustrazioni ulteriori dai rappresentanti di Mediapro. Ma che alla luce del fatto che l’offerta per il pacchetto global era di importo superiore al prezzo minimo, essa non è stata presa in considerazione.

I dubbi che permangono? Quello già citato, inerente il tipo di ‘prodotto audiovisivo’ che Mediapro potrà eventualmente fornire, senza che da questo derivi un mancato rispetto o una forzatura dello status di intermediario indipendente. Altra questione complicata che rimane aperta è poi quella della maniera in cui articolare una proposta agli operatori che, rimanendo coerente con i vincoli del decreto Melandri, riesca comunque a portare a casa l’obiettivo economico, facendo investire molto di più di quanto avessero ritenuto congruo fino a poche settimane fa i vari Sky, Premium, Perform, Amazon, Vodafone, TIM.

Come andrà a finire? Secondo gli osservatori, tra la prima e la seconda metà di marzo l’Agcm potrebbe dare un okay, magari condizionato, all’accordo siglato dalla Lega. Per gli spagnoli verrebbe quindi il momento di pagare una cauzione e diventare reali assegnatari dei diritti. A quel punto dovrebbero pensare alla conformazione dei pacchetti e – previo placet distinto sul tema di Agcm e Agcom – iniziare la commercializzazione vera e propria dei diritti. Che i tempi siano piuttosto compressi e qualsiasi eccezione o obiezione a questo punto potrebbe rendere tutto molto, molto complicato è evidente.

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