I giornalisti del Velino senza stipendio sfiduciano il direttore-editore Luca Simoni

“L’assemblea di redazione di ‘Agv-Agenzia giornalistica il Velino’ denuncia la grave violazione da parte dell’azienda che a tutt’oggi non ha ancora pagato gli stipendi di febbraio e minaccia di non pagarli a tempo indeterminato. Un comportamento inaccettabile”. Ad affermarlo i giornalisti dell’agenzia in un duro comunicato nel quale hanno anche epresso la loro sfiducia unanime  verso l’editore-direttore, Luca Simoni, e chiesto “le dimissioni dell’amministratore delegato di Fcs Communications, Fausto Simoni”.

“Dal management l’ennesimo schiaffo a una redazione alla quale non è stato versato gran parte del Tfr presso il Fondo complementare di categoria e che ormai dal 2012 subisce una stagione interminabile di ammortizzatori sociali culminati nell’attuale cigs fino al 70% (con uno sperpero delle risorse dell’Inpgi e nonostante l’erogazione di fondi governativi per svariati milioni di euro per almeno i primi cinque anni di questa presunta crisi)”, scrive ancora il Cdr. “Una stagione di mancati accordi col sindacato che ha decimato una redazione che nel 2009 poteva contare su 33 giornalisti ex art. 1 e oltre 40 collaboratori. Ad ottobre ad alzare i calici per il ventennale dell’agenzia di stampa quotidiana “Il Velino”, fondata nel 1998 dai giornalisti Lino Iannuzzi, Roberto Chiodi e Stefano De Andreis, saremo forse in 19”.

“L’assemblea di redazione individua nell’editore-direttore Luca Simoni il solo artefice di questo disastro editoriale e industriale. Egli ha assunto la direzione dell’agenzia a marzo del 2011 – dopo l’improvvisa scomparsa di Maurizio Marchesi – nonostante la contrarietà del Cdr e promettendo che sarebbe stata una soluzione transitoria e a costo zero. Sta lì da sette anni, molto ben retribuito, e non ha mai presentato un piano editoriale alla redazione.

Luca Simoni in questi anni al comando ha demolito l’agenzia. Ha abolito la figura del caporedattore e dei capiservizio mettendoli in cigs a zero ore, caso unico nel panorama editoriale italiano. Contestualmente (passando la gran parte dell’anno a Miami) ha nominato un redattore ordinario come vicedirettore. Quindi ha mortificato professionalità riconosciute e spazzato via specializzazioni consolidate riducendo ai minimi termini la nostra credibilità e gli abbonamenti col settore pubblico e privato. Nel 2011, anno del suo insediamento, erano un centinaio le aziende e le istituzioni (oltre alla convenzione con la Presidenza del Consiglio) che pagavano per avere il notiziario dell’agenzia. E c’erano 32 testate giornalistiche abbonate. Ma Simoni ha scelto altre “priorità”. All’improvviso ha inaugurato un settore “giochi e scommesse”; poi ha siglato accordi con l’agenzia russa Sputnik (maggio 2015) e con quella marocchina Map (giugno 2017). Peccato che queste attività impegnino pesantemente la redazione senza che sia dato sapere quali siano le entrate nel bilancio. Non pago, Simoni ha anche deciso di dichiarare una pluriennale guerra legale alla presidenza del Consiglio, tuttora in corso. Nel frattempo l’amministrazione ha consegnato una documentazione incompleta nella gara europea per le agenzie con la conseguente esclusione del Velino da tutti i lotti. La società si è però aggiudicata un lotto con la Farnesina grazie ad un ribasso che, per sua stessa ammissione, lo ha reso palesemente antieconomico. Nel frattempo, Luca Simoni – coadiuvato dal service calabrese del direttore editoriale Paolo Pollichieni e dalle prestazioni di una giornalista dipendente di un’altra società del gruppo utilizzata in regime di distacco – si è macchiato di condotta antisindacale (sancita dal Tribunale di Roma) durante lo sciopero del 2015. Senza dimenticare la scelta di abbandonare quattro anni fa, per sedicenti ragioni economiche, la storica sede dell’agenzia nella centralissima Via del Tritone, a Roma, relegando la redazione sul Grande raccordo anulare. Un trasferimento che ha inevitabilmente inaridito il rapporto con le fonti più autorevoli.

“Questo è quanto accaduto ai giornalisti del Velino negli ultimi anni”, si legge in conclusione. “Questo è quanto i giornalisti del Velino vogliono ricordare con forza alle istituzioni, al sindacato romano e nazionale, all’Ordine dei giornalisti e a tutto il mondo dell’editoria”.

 

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