Salvini e Di Maio non hanno referenti politici in Rai. Ecco nomi e apparentamenti in arrivo

Il responso delle urne ha sparigliato l’orizzonte politico dell’attuale vertice Rai con il dg Mario Orfeo e la presidente Monica Maggioni eletti entrambi, con il placet di un ampio schieramento trasversale che sembrava scommettere sull’ipotesi di una grande coalizione di governo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Uno scenario rovesciato dal voto di domenica che ha incoronato grandi vincitori Luigi Di Maio del M5s e il focoso segretario della Lega Matteo Salvini e ha visto nella parte dei perdenti Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
E’ presto per prevedere gli effetti della svolta sulla Rai dato che è ancora nebuloso l’assetto che avrà il nuovo governo. Si può però affermare che, non avendo mai avuto le mani in pasta alla Rai, i trionfatori delle urne Di Maio e Salvini non hanno né l’uno né l’altro punti di riferimento a viale Mazzini.
Del resto l’attuale nomenclatura della Rai schiera tra i dirigenti e giornalisti al comando quasi tutti renziani e berlusconiani. C’è anche qualche leghista che era arrivato alla rai alla corte di Umberto Bossi, il fondatore ed ex segretario della Lega Nord che Salvini ha completamente rimodellato. Di questo drappello la figura più nota è Antonio Marano, l’ attuale presidente di Rai Pubblicità che ha assunto anche le deleghe di amministratore delegato ‘a tempo’ dopo le dimissioni dell’ex ad Fabrizio Piscopo, e che era già stato vicedirettore generale dell’Offerta e direttore di Raidue. Maroniano doc, Marano a prima vista non sembrerebbe essere in sintonia con Salvini ma si parla anche di una sua amicizia con Giancarlo Giorgetti, il vice di Salvini.
Un leghista delle origini è anche Roberto Nepote, da poco nominato alla presidenza di Raicom dopo essere stato direttore di Rai Gold e direttore del Centro rai di Torino che oggi si accredita come uomo di centro destra.
Con Bossi era entrato alla Rai lasciando la Gazzetta di Mantova anche Luciano Ghelfi, caporedattore del Tg2 ed ex notista parlamentare che in questi anni ha raccontato lw evoluzioni della Lega. Anche se non portano la bandiera vengono dati in odore leghista anche i brianzoli Maurizio Losa il vicedirettore di Rai Sport e Roberto Pacchetti capo della redazioni di Milano di Rai Sport.
Ma ‘salviniani’ doc non ce ne sono alla Rai. Per questo c’è chi suggerisce a Salvini di pescare nel bacino degli ex di Alleanza nazionale che con i leghisti hanno molte affinità. In quest’area si contano diversi giornalisti in posizione strategiche come Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1, il vicedirettore della TgR Nicola Rao, e Paolo Corsini, vicedirettore di Rai Parlamento. Nell’area degli ex è arruolato anche Ludovico De Meo, che è vicedirettore di Raiuno con deleghe a Uno mattina e le Rubriche. In questo schema potrebbe diventare interessante anche un personaggio come Antonio Preziosi che, già direttore berlusconiano del Gr, Radio 1 e Gr Parlamento, Orfeo ha da poco ricollocato come corrispondente Rai da Bruxelles. Una sede di forte rilevanza politica che può tornare utile a Salvini presidente del Consiglio in pectore di un governo di centro destra che è una delle opzioni all’orizzonte.
Meno ancora Luigi di Maio e il partito grillino hanno truppe a viale Mazzini. O meglio hanno un grande seguito nel corpaccione dei tecnici e degli impiegati ma nessuna personalità di riferimento sul ponte di comando. Tanto più ora che anche Leonardo Metalli, l’ inviato del Tg1 famoso anche per essersi schierato fin dalla prima ora coi Pentastellati, si è candidato in quest’ultima tornata elettorale nelle liste del Maie(Movimento degli Italiani all’estero).
All’inizio della ascesa politica del Movimento creato da Beppe Grillo Metalli aveva tentato di dar vita un gruppo Rai Cinque Stelle che non è mai stato mai riconosciuto dal partito. Vero è che i politici grillini non amano i giornalisti Rai fino a pubblicare sul loro blog una lista di giornalisti del servizio pubblico accusati di essere al servizio di Renzi e di Berlusconi. Anche se con Roberto Fico alla presidenza della commissione di Vigilanza Rai i Cinque Stelle hanno però incalzato i vertici Rai sui temi della trasparenza, dei costi e degli appalti.
In questo quadro controverso vengono considerati vicini al partito di Di Maio il caporedattore del Tg2 Giuseppe Carboni che ne ha seguito le vicende e Fabrizio De Jorio redattore di Rainews 24 che tentò (allora era a Televideo) di fare un Sindacato Rai di giornalisti grillini finito quasi subito nel nulla.

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