Il giornalismo politico travolto dallo tsunami elettorale

Anche il giornalismo politico ha perso le elezioni? A sentire gli esperti di comunicazione riuniti da Mario Morcellini, consigliere ’Sapienza’’ e commissario Agcom, alla Societa’ Dante Alighieri’’, per il convegno ‘’Partiti, movimenti politici e mass media’’, non c’è dubbio: i giornalisti hanno contribuito alla campagna elettorale più brutta della nostra storia.

Mario Morcellini (foto Olycom)

‘’Totale cecità e degrado dell’informazione sui principali media’’. E’ l’affondo di Edoardo Novelli, docente di sociologia dei media e lui stesso giornalista che sottolinea il peso pressoché nullo dell’informazione tradizionale in queste elezioni dominate dalla Rete. Non meno tranchant è Morcellini: ‘’ Per gli italiani, dopo i magistrati e la politica, l’informazione è indiscutibilmente arrivata ad essere fuori classifica per qualità e fiducia’’. E secondo il commissario dell’ Autorità per le Comunicazioni alla radice della perdita di credibilità c’è la ‘’incapacità di narrazione del cambiamento.’’
Il risultato del voto, ingigantisce la portata della insufficiente attenzione rivolta ai partiti che hanno raccolto la protesta della maggioranza degli italiani. ‘’Certo contro di noi c’è stato – come sostengono i Cinquestelle – l’ordine di scuderia da parte della maggior parte dei giornali degli editori ‘’impuri’’, come ‘’Il Messaggero’’, ‘’La Repubblica’’ e ‘’La Stampa’’. Ma anche i cronisti politici hanno premiato il pettegolezzo e molti editorialisti sono arrivati a evocare la catastrofe, per poi diventare quasi ossequiosi, sfiorando il ridicolo, di fronte alla nostra vittoria’’.

Maurizo Crozza in Fratelli di Crozza del 10 marzo in cui ha messo alla berlina Gianni Riotta e Mario Calabresi e il loro atteggiamento nei confronti dei grillini prima e dopo le elezioni

Tanto che grandi firme, come Gianni Riotta e Beppe Severgnini, sono cadute nelle grinfie di Maurizio Crozza che li ha fatti diventare oggetto di esilaranti commenti e imitazioni. Ma Crozza non è il solo a prendere in giro il nostro giornalismo. Anni fa Woody Allen lo aveva già rappresentato ironicamente in ‘’To Rome with Love ’’: conformista, superficiale, amante del gossip e della dietrologia e soprattutto fazioso.

Con l’articolo ‘’Perché tutto si gioca in rete’’ sul ‘Corriere della Sera’ uno dei suoi giornalisti di punta, Aldo Cazzullo, tenta una difesa d’ufficio dell’impotenza dimostrata dai media tradizionali, pressoché esautorati dai social. ‘’Lega e Cinque Stelle – rileva – poco rappresentati in Rai, sono i partiti della Rete…Salvini ha annunciato di aver superato Macron su Facebook…Rocco Casalino, ex concorrente del Grande Fratello, è diventato un autentico leader politico, ha un ruolo che nel Pci dell’era pre-digitale fu di Walter Veltroni.’’
Secondo Cazzullo, Internet ha il fascino e il potere di collegare gli scontenti, di alimentarli e di rinfocolarli, mentre chiunque abbia una competenza diventa sospetto.

‘’Verso i Cinque Stelle – tiene a sottolineare a ’Prima’ Antonello Caporale, giornalista politico de ‘ll Il Fatto quotidiano’ – molti di noi hanno sviluppato rancore dopo che si sono sentiti accusare e svillaneggiare da Beppe Grillo, che ha colpito i giornalisti personalmente con parole fuori dell’ordinario.’’ E ciò ha provocato, secondo Caporale, una difesa corporativa che si è tradotta in opinioni antagoniste, che hanno influenzato un giudizio più equilibrato e lucido verso i Cinque Stelle, disturbando quella funzione neutra che dobbiamo avere fra opinione pubblica e potere, e che avrebbe consentito un migliore valutazione del loro peso nell’opinione pubblica’’.

‘’Più che sottovalutazione dei partiti d’opposizione – rilevano a La Repubblica – c’è stata soprattutto una scarsa comprensione di ciò che stava accadendo nelle regioni meridionali. Anche i partiti non hanno capito quanto fosse alta quella protesta e quanto forte fosse il disagio della gente del sud. Nemmeno i Cinque Stelle se lo aspettavano’’. Sempre le stesse fonti sottolineano una sorta analfabetizzazione dei giovani (fra i maggiori elettori dei M5S ndr) che non leggono più i giornali e non guardano i tg, alimentandosi solo con le informazioni che trovano sulla rete sviluppano un livello culturale e critico bassissimo’’.

Anche Francesco Verderami, giornalista politico di razza del ‘Corriere della Sera’, respinge le accuse di sottovalutazione delle forze nuove e di seguirne solo il pettegolezzo. Ma soprattutto non considera serio il discredito della categoria, pur ammettendo che è spesso al centro di polemiche. ‘’Nel ’98 – ricorda – D’Alema, ostentava coi giornalisti dei sondaggi sul gradimento delle categorie e ci tenne a dirci: noi siamo messi male, ma voi siete messi peggio.’’ Per Verderami ieri come oggi si tratta di luoghi comuni. ‘’ Il fenomeno Cinquestelle – osserva – l’abbiamo trattato da tutti i lati, fin da quando Grillo gremiva le piazze. Poi non è un pettegolezzo evidenziare delle incongruenze: due pesi e due misure sono stati infatti usati nelle questioni giudiziarie che riguardavano i pentastellati o esponenti di altri partiti.’’

Augusto Minzolini, tornato alla professione dopo la parentesi politica come deputato di Forza Italia, rileva invece che non c’è da stupirsi della diffidenza iniziale verso i Cinquestelle, dato che in altre occasioni, di fronte alle novità, il giornalismo politico si è dimostrato sempre conservatore. Quando Berlusconi decise di entrare in politica – ricorda – venne accolto con grande sospetto e scarsa intuizione, lo stesso accadde a Umberto Bossi e alla sua esordiente Lega Nord.’’

Secondo Giovanni Tortorolo, che da caporedattore del politico dell’agenzia Askanews è fra i giornalisti più presenti a Montecitorio, anche nel day after elettorale continua la cecità politica che ha portato gran parte degli informatori politici a non prevedere l’alta affluenza alle urne e l’avvento dello ‘’tsumani elettorale’’- come l’ha ben definito Emma Bonino – che ha consegnato la maggioranza dei seggi del Parlamento alle due forze più antisistema e populiste.
‘’Dall’alba del 5 marzo – osserva – al centro della maggior parte delle analisi politiche e congetture continua ad esserci il gioco del governo che verrà, più che la delimitazione del nuovo campo di gioco’’. Secondo Tortorolo sta a Salvini e Di Maio, unici possessori delle chiavi della nuova legislatura, delimitare il perimetro. Ma i riflettori continuano ad essere per Berlusconi e il PD. ‘’In tal modo si cerca di esorcizzare – sottolinea – la paura, che circola a tanti e a diversi livelli di potere italiano ed europeo, ossia che nelle mani della Lega e dei Cinque Stelle, possano essere – e numericamente è possibile – il governo ed eventualmente rimandare il Paese alle urne. Ma compito dell’informazione –conclude – è raccontare i fatti. Non fare esorcismi.’’

Se i media tradizionali hanno contato poco in queste elezioni anche i talk show elettorali, accusati di riproporre solo il vecchio, non hanno avuto sorte migliore. Fra i conduttori si è distinto solo Enrico Mentana che furbescamente ha evitato di far sfilare i politici e ripetere fino alla noia i loro programmi. ‘’Il nostro vantaggio – spiega a ’Prima’ – è stato quello di sfuggire all’ovvietà, di non essere prevedibili, di cercare sempre di appassionarsi e di appassionare lo spettatore, privilegiando gli osservatori, e semmai coi politici essere una sorta di avvocati del diavolo’’.
Riguardo ai rapporti di una parte del giornalismo politico con le forze nuove, secondo Mentana si tratta di un limite culturale che c’è sempre stato e che ha portato a mantenersi sulla difensiva, fino all’ostracismo e al rifiuto. ‘’Per contro, la curiosità intellettuale e la voglia di capire – sottolinea – deve essere invece il punto di forza del nostro mestiere, come lo è sempre stato per me.’’

Claudio Sonzogno

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