Lotta alla disinformazione online. Gli esperti Ue: necessaria più trasparenza delle piattaforme

E’ stata presentata ieri a Strasburgo la  relazione consegnata alla Commissaria per l’Economia e la società digitali Mariya Gabriel, dal gruppo di esperti ad alto livello sulle notizie false e sulla disinformazione online suggerisce una definizione del fenomeno e formula una serie di raccomandazioni.
Gli esperti indipendenti (in rappresentanza dell’Italia: Gina Nieri, Mediaset, Gianni Riotta, La Stampa, Federico Fubini, Corriere della Sera, e l’accademico Oreste Pollicino) promuovono la redazione di un codice di principi che le piattaforme online e le reti sociali dovrebbero impegnarsi a rispettare. La relazione integra i primi risultati, anch’essi pubblicati oggi, di una consultazione pubblica e del sondaggio Eurobarometro. Tutti questi contributi confluiranno nella preparazione della comunicazione sulla lotta alla disinformazione online che la Commissione pubblicherà in primavera.

Nella foto, da destra Mariya Gabriel e Madeleine de Cock Buning (Foto EPA/OLIVIER HOSLET)

La Commissaria Gabriel ha dichiarato: “Ringrazio il gruppo di esperti ad alto livello e la professoressa Madeleine de Cock Buning per l’eccellente guida del gruppo e per essere riuscita a rispettare scadenze tanto serrate. Con tutti i pareri raccolti e le ampie competenze collettive abbiamo ora a disposizione una grande quantità di materiale che ci aiuterà a formulare una serie di alternative concrete per affrontare meglio i rischi posti dalla diffusione della disinformazione online.”

Il gruppo di esperti ad alto livello inquadra il problema
La relazione del gruppo di esperti ad alto livello si concentra in particolare sui problemi legati alla disinformazione online, piuttosto che alle notizie false. Gli esperti hanno volutamente evitato di usare il termine “fake news” (notizie false), ritenendolo inadeguato a rendere la complessità del problema della disinformazione, che riguarda anche la mescolanza di fatti reali e informazioni inventate.
La relazione definisce la disinformazione come “informazione falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o con l’intenzione di arrecare un pregiudizio pubblico.” Ciò può minacciare i processi e i valori democratici e può colpire in modo mirato diversi settori, come la sanità, la scienza, l’istruzione e la finanza. La relazione sottolinea la necessità di coinvolgere tutte le parti interessate nelle misure che saranno eventualmente adottate, raccomandando innanzitutto un approccio di autoregolamentazione.
Il gruppo di esperti raccomanda di promuovere l’alfabetizzazione mediatica per contrastare la disinformazione, sviluppare strumenti che permettano agli utenti e ai giornalisti di combattere la disinformazione, difendere la diversità e la sostenibilità dei mezzi di informazione europei e portare avanti la ricerca sugli effetti della disinformazione in Europa.
Il gruppo sostiene inoltre la redazione di un codice di principi che le piattaforme online e i social network dovrebbero impegnarsi a rispettare. Tra i dieci principi chiave delineati nella relazione, le piattaforme online dovrebbero, per esempio, garantire la trasparenza spiegando come funzionano gli algoritmi che selezionano le notizie da presentare. In cooperazione con alcuni organi d’informazione europei, le piattaforme online sono anche invitate ad adottare misure efficaci per migliorare la visibilità delle notizie affidabili e attendibili e facilitarne l’accesso per gli utenti.
Queste misure sono particolarmente importanti durante i periodi elettorali. Il gruppo raccomanda infine di stabilire una coalizione di le parti interessate finalizzata a garantire l’attuazione, il monitoraggio e la regolare revisione delle misure concordate.

I sondaggi confermano il ruolo dei mezzi di comunicazione di qualità
La Commissione ha raccolto quasi 3 000 risposte alla consultazione pubblica lanciata nel novembre 2017. Secondo i partecipanti, le due principali categorie di disinformazione intenzionale in cui le notizie false hanno maggiore probabilità di causare un danno sociale sono quelle mirate a influenzare le elezioni e le politiche in materia di migrazione.
Secondo l’ultimo sondaggio Eurobarometro (per il quale sono stati intervistati circa 26 000 cittadini), gli europei sentono una forte presenza di notizie false nell’UE e l’83 % degli intervistati ritiene che questo fenomeno rappresenti un pericolo per la democrazia. Il sondaggio sottolinea inoltre l’importanza dei mezzi di comunicazione di qualità: i partecipanti ritengono che le fonti di informazione più affidabili siano i mezzi di comunicazione tradizionali (radio 70 %, TV 66 %, stampa 63 %), mentre ci si fida di meno delle fonti di notizie online e dei siti web che pubblicano video, con un tasso di fiducia rispettivamente del 26 % e del 27 %.
Questi risultati sono confermati dalla consultazione pubblica, da cui emerge che i social media, gli aggregatori di notizie online e i blog e siti web godono di minor fiducia, mentre maggiore fiducia è riposta nei giornali e nelle riviste tradizionali, nei siti web e nelle pubblicazioni online specializzati, nelle agenzie di stampa e nelle agenzie pubbliche (con un totale di oltre il 70 %).
Secondo la consultazione pubblica, in generale si ritiene che la diffusione della disinformazione sui social media sia agevolata dal fatto che le notizie false si appellano alle emozioni dei lettori (88 %), sono diffuse allo scopo di pilotare il dibattito pubblico (84 %) e sono mirate a generare un profitto (65 %). La metà dei partecipanti è convinta che una verifica dei fatti dopo che la disinformazione è stata pubblicata non sia una soluzione poiché non raggiunge le stesse persone che hanno letto l’informazione originale.

Contesto
Nella sua lettera di incarico, il Presidente Juncker ha incaricato la Commissaria per l’Economia e la società digitali Mariya Gabriel di esaminare le sfide poste dalle piattaforme online alle nostre democrazie in relazione alla diffusione di informazioni false e di avviare una riflessione sulle misure necessarie a livello dell’UE per proteggere i cittadini.
Il gruppo di esperti ad alto livello è stato costituito per consigliare la Commissione sulla portata del fenomeno delle notizie false. I 39 esperti che ne fanno parte sono rappresentanti della società civile, delle piattaforme social media, delle organizzazioni del settore dell’informazione, del giornalismo e del mondo accademico.
L’Unione europea è già attiva nella lotta contro le notizie false: a seguito del Consiglio europeo del marzo 2015, nello stesso anno è stata istituita la task force East StratCom, sotto la responsabilità dell’Alta rappresentante/Vicepresidente Mogherini, con lo scopo di contrastare la disinformazione nel vicinato orientale dell’UE. Inoltre, la recente proposta della Commissione di modernizzare le norme UE sul diritto d’autore includono un provvedimento per tutelare il giornalismo di qualità accordando ai nuovi editori diritti online in modo da permettere loro di adattarsi ai mutamenti del contesto digitale. A livello dell’UE, il gruppo di esperti UE sull’alfabetizzazione mediatica fornisce anche una piattaforma per lo scambio di buone pratiche in materia, nella quale mette a disposizione dei cittadini anche uno strumento per sfatare la disinformazione.

DOCUMENTI UE
Relazione del gruppo di esperti ad alto livello sulle notizie false e sulla disinformazione
Primi risultati della consultazione pubblica
Presentazione del sondaggio Eurobarometro

 

 

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