Le nuove regole Ue sulla privacy potrebbero costare agli editori il 15% di traffico

Si chiama General Data Protection Regulation la nuova normativa Ue sulla privacy online che dal prossimo 25 maggio entrerà in vigore. Un nuovo pacchetto di regole che riguarderà principalmente i social network e le società pubblicitarie, i principali soggetti alle prese con traffico dati e richieste di consenso al trattamento di essi. Eppure, mette in guardia l’autorevole rivista della scuola di giornalismo della Columbia University (Cjr), anche per gli editori le ricadute possono essere significative, come evidenzia dettagliatamente un report del centro studi Tow del medesimo ateneo.

A preoccupare le redazioni, secondo la Columbia Journalism Review, sarà soprattutto il timore di incappare in multe salatissime, che possono raggiungere i 20 milioni di euro o il 4% dei ricavi. Infatti, anche se non sono certo i giornali ad essere i principali destinatari del nuovo regolamento, si tratta pur sempre di aziende che utilizzano strumenti e ospitano pubblicità che servono a raccogliere dati sui lettori. Motivo per cui anche gli editori non possono considerarsi del tutto al sicuro.

Come spiega a Cjr un editor di Le Monde, per esempio, un problema potrebbe essere rappresentato dal fatto che gli editori non sono ben disposti nei confronti di pop up e articolati form da compilare per il consendo al trattamento dati. Tutto ciò potrebbe comportare, per una sorta di effetto barriera del via libera al consenso, una caduta nel numero di visite e una “perdita di traffico del 15/20%”. Con l’effetto oltretutto di pregiudicare la resa della principale e più profittevole fonte di ricavi pubblicitari online: l’homepage dei siti di news.

Altra problematica di non semplice soluzione sarà la tutela del diritto all’oblio. Intanto, secondo Sas, più della metà delle aziende (55%) non ha un piano strutturato per adeguarsi al nuovo regolamento europeo Gdpr.

Privacy Ue (Foto CC0 Creative Commons)

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