In ripresa il mercato delle Tlc in Europa. Mediobanca: Tim prima per redditività industriale e investimenti

Spagna, Regno Unito e Italia guidano la ripresa nel comparto tlc in Europa. E Tim, nel confronto europeo 2016, è sul podio per redditività industriale, produttività procapite e investimenti in rapporto al fatturato. È la fotografia che emerge dall’indagine annuale di Mediobanca sulle tlc.

Tornano a crescere le tlc in Europa
Le tlc in Europa, dopo 5 anni di contrazione tra il 2012 e il 2016, tornano a crescere. Tra il 2012 e il 2016 l’Italia ha subito il maggiore ridimensionamento dei ricavi (-17,5%), seguita da Francia (-12,2%), Spagna (-8,3%), UK (-7,6%) e Germania (-2,3%). Ma il 2016 è stato un anno di ripresa per i ricavi in Spagna (+8,6%), Uk (+0,3%) e Italia. In particolare il nostro paese, con un fatturato di 31,9 miliardi rappresenta il quarto mercato nelle telecomunicazioni dopo Germania (56,7 mld), Uk (41,5 mld) e Francia (35,7 mld), mentre la Spagna ( 28,9 mld) si colloca al quinto posto.

Nei primi nove mesi 2017 +3,3%
Nei dati dei primi nove mesi, inizia nel migliore dei modi con il fatturato aggregato delle principali 8 società europee in crescita del 3,3%, con la performance migliore segnata da Tim (+5,3%) e Deutsche Telekom (+4,2%). La classifica per fatturato degli operatori vede al primo posto Deutsche Telekom con 73,1 miliardi di ricavi (+5,6% sul 2015 e +25,7% sul 2012), poi la spagnola Telefónica con 52 miliardi (-5,2% sul 2015 e -16,6% sul 2012) e la britannica Vodafone con 47,6 mld (-3,4% sul 2015 e -6,2% sul 2012). Tim si colloca al settimo posto con 18,7 mld (-3,7% sul 2015 e -26,9% sul 2012), ma è anche la società che nel confronto europeo ha segnato nel 2016 la migliore redditività industriale insieme alla norvegese Telenor, entrambe con il margine operativo netto sul fatturato al 20,1%.

Il margine operativo netto di Telecom Italia è pari al 20,1% del fatturato, lo stesso di Telenor, seguite da Orange (17,5%), mentre Vodafone riporta un’incidenza del 5,1%.

Per investimenti, Tim (26,1%) batte Deutsche Telekom (22,3%) e Telenor (21,5%), superata però da Vodafone se si guarda il tasso medio del biennio 2015-16 (26,3% per la telco italiana, contro il 26,9% di Vodafone).

Per produttività pro capite (valore aggiunto per addetto) Tim è invece sul gradino basso del podio con 118 mila euro, preceduta da Telenor (121 mila) e Swisscom (222 mila).

In termini di Clup (costo del lavoro su valore aggiunto netto, entrambi pro-capite), un’indice che rappresenta la competitività, a Tim spetta il secondo migliore valore nel 2016, con un’incidenza pari al 43,2%, dopo il 33,1% di Telenor e davanti al 44,2% di Altice.

Sotto il profilo patrimoniale, Vodafone ha di gran lunga la maggiore solidità finanziaria, con debiti finanziari sul patrimonio netto pari al 63,2%.

Per Tim (al quarto posto dietro a Orange con il 101,5% e Swisscom con il 129,3%) la stessa incidenza è ben più elevata, attestandosi al 138,2% (in diminuzione dal 161,6% del 2015) ma comunque migliore a quella di Telefónica (212,7%), Deutsche Telekom (166,4%) e Telenor (155,9%).

Tim, una cessione di rete porterebbe valore solo a breve termine
Una cessione della Rete porterebbe a Tim un beneficio nel breve termine ma è difficile dire che sia una valorizzazione. E’ la conclusione a cui arriva l’ufficio studi di Mediobanca teorizzando un ‘case history’ e raffrontandolo con i dati di Openreach, la business unit di Bt Group. Nell’esercizio 2016/17 Openreach ha sviluppato un fatturato di 5.954 milioni (di cui 3.546 milioni internamente) con un rapporto tra ebitda e ricavi netti del 51,5%, il valore più elevato tra le business unit di Bt. Questo lascia ipotizzare che la Netcom di Tim (fonte Mediobanca Securities) potrebbe avere un fatturato di 3.500 milioni, un mol di 1.800 milioni e un rapporto mol/fatturato al 52% (con 20mila dipendenti e 127 milioni di km di cavi e fibra).

Iliad non sconvolgerà il mercato
Mediobanca analizza la performance in vista dell’ingresso in Italia di Iliad che, in una recente presentazione alla comunità finanziaria, promette di essere “un nuovo player sconvolgente per il mercato italiano” ma l’ufficio studi di Mediobanca, analizzando le performance dell’operatore low cost francese e l’andamento dei mercati non vede i segni di una vera ‘rivoluzione’. In Francia Iliad è attiva nei servizi mobili dal 2012, si è subito presentata con tariffe aggressive ed è stato imputato a questo un crollo nei prezzi del mercato ma i ricavi di telefonia mobile nel periodo 2012-2016 sono stati in forte contrazione sia in Francia (-21,2%) che in Italia (-19,6%) in entrambi i casi, spiega Mediobanca, influenzati dalla forte pressione competitiva e non per uno specifico operatore. Iliad dovrebbe debuttare in estate e dovrà conquistarsi una quota in un mercato dove oggi (dati giugno 2017) nel mobile fanno la parte del leone Wind Tre Italia (32,1%), Tim (30,3%) e Vodafone (30,2%), con una piccola fetta per PosteMobile (3,7%) e Fastweb (1,3%), nel fisso e nella banda larga è dominata da Tim (con il 54,5% e il 45,5%).

Qui il comunicato dell’ufficio studi Mediobanca

Qui la presentazione dello studio e le infografiche

Qui lo studio completo dell’ufficio studi Mediobanca

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