TELECOM:VIA ALTRI 4 MILA POSTI,BORSA TEME TAGLIO CEDOLA

Condividi

TELECOM:VIA ALTRI 4 MILA POSTI,BORSA TEME TAGLIO CEDOLA


9 MILA POSTI IN MENO AL 2011, INTERROTTI CONTATTI CON LIBICI
 
(dall’inviata Sara Bonifazio) (ANSA) – LONDRA, 3 DIC – Telecom vuol tornare a crescere ma l’ad Franco Bernabé si muove con cautela. Col piano 2009-2011 punta prima a ridurre il debito anche attraverso il taglio di 9 mila tagli di posti di lavoro in Italia (4 mila in più di quelli previsti) e la cessione di asset non strategici per 3 miliardi di euro, per concentrarsi su Italia e Brasile “dove c’é il miglior rapporto tra prospettive di crescita e generazione di cassa”. Un sacrificio potrebbe essere chiesto anche agli azionisti: non è escluso infatti un taglio del dividendo, anche se ogni decisione è rimandata a fine febbraio all’approvazione del bilancio 2008. L’ipotesi non è piaciuta alla borsa dove tuttavia il titolo, dopo aver perso fino 5%, ha limitato i danni in chiusura (-1,63% a 1,02 euro). “E’ un piano ambizioso e sfidante” dichiara il presidente di Telecom, Gabriele Galateri, che esclude operazioni straordinarie. La presentazione alla comunità  finanziaria a Londra sgombra il campo dalle ipotesi su nuovi soci, libici in testa (“non ci sono ulteriori contatti coi fondi sovrani” ha detto il direttore finanziario Marco Patuano). E’ inoltre “totalmente escluso” un aumento di capitale e pure lo scorporo della Rete. Vengono confermati i target 2008 (che rispetto al piano presentato a marzo avevano già  subito una revisione) con ricavi a 30,4-30,5 miliardi di euro, un margine Ebitda al 38% e un rapporto del debito netto con il margine operativo lordo a 3. Per il 2009 il piano vede indicatori stabili e un rapporto debito/mol a 2,9. La crescita media annua nel triennio sarà  superiore al 2%, con un margine ebitda al 39% e un flusso di cassa pari a circa 22 miliardi di euro nel triennio. Questo permetterà  a fine periodo di avere una “significativa riduzione del debito” con un rapporto tra debito e margine operativo lordo a 2,3. La strategia del gruppo mette al centro il Brasile e il mercato domestico. “Non abbiamo risorse per acquisizioni e non possiamo impegnarci in start up”, sottolinea Bernabé. Capitolo a parte l’Argentina dove Telecom “eserciterà  la call option agli inizi del 2009” tornando ad averne il controllo con un impegno previsto tra i 170 e i 180 milioni di dollari. L’attuale socio, la famiglia Werthein, sarà  sostituita da un altro partner locale. Le altre partecipazioni sono disponibili alla vendita, in particolare Hansenet, Telekom Italia Sparke e la controllata a Cuba, con “la progressiva dismissione delle attività  non core per un valore atteso fino a 3 miliardi di euro”. “Ma non intendiamo vendere a qualsiasi prezzo”. Coinvolta anche Telecom Italia Media: “Venderemo ancora qualcosa qua e là  e manterremo quelle competenze che ci aiutano a sviluppare il business dell’Iptv”. Saranno poi ridotti costi e investimenti per 2 miliardi di euro anche attraverso il taglio di altri 4.000 posti di lavoro. Un annuncio che ha subito sollevato le proteste dei sindacati che, a settembre, dopo una lunga trattativa avevano firmato un piano da 5 mila esuberi al 2010. Unanime il no dei sindacati mentre il ministro del Walfare Maurizio Sacconi dichiara che “Guarderemo con molta attenzione a questo ulteriore programma di ristrutturazione di Telecom, per vedere se sia davvero necessario alla sopravvivenza ed alla crescita di questa società “. Bernabé chiarisce che “prima che diventino tagli ci vorrà  un accordo sindacale”. Intanto, in base all’accordo già  firmato “lasceranno l’azienda 2.000 persone entro fine 2008, contro 1.400 previste dal piano originario” mentre a fine piano la riduzione d’organico dovrebbe portare da 64 mila a 55 mila unità  (-14%). Sulla Rete infine la risposta di Bernabé è sempre la stessa: Open Access. La rete fa parte del core business e “mai sarà  oggetto di uno spin off”. Sì a sinergie industriali ma niente “operazioni di dismissioni della Rete e soprattutto non per motivi finanziari”. Questo però non esclude una collaborazione con la Cassa depositi e prestiti. “Se deciderà  di entrare con la sua disponibilità  di risorse e avrà  progetti li valuteremo”.