CRISI: SONY; VARA MAXI-PIANO, VIA 16 MILA POSTI LAVORO

CRISI: SONY; VARA MAXI-PIANO, VIA 16 MILA POSTI LAVORO
CEO STRINGER, PEGGIORA ECONOMIA, CHIUSURA 10% IMPIANTI


(ANSA) – TOKYO, 9 DIC – Superyen, crisi finanziaria mondiale e frenata economica di Usa ed Europa spingono Sony a varare uno dei piani di ristrutturazione tra più drastici della propria storia, a poca distanza da quello del 2005, ma redatto dallo stesso autore. Howard Stringer, il manager gallese con passaporto americano e uno dei pochi ‘gaijin’ (straniero) alla guida di una grande compagnia della Corporate Japan, mette a punto, a tre anni di distanza, una nuova ricetta anti-crisi da completare entro marzo 2010: 16 mila posti di lavoro in meno a livello globale (di cui la metà  di regolari, pari al 5% dei 160 mila dipendenti della divisioni elettronica), l’uscita dai segmenti meno redditizi, la robusta sforbiciata agli investimenti e la riduzione di circa il 10% del totale degli attuali 57 impianti sparsi per il mondo. “C’é un peggioramento dell’economica globale ben oltre le previsioni”, si è limitato a osservare il numero uno di Sony, le cui azioni hanno perso in Borsa il 70% del proprio valore da inizio 2008. Già  entro la fine dell’anno fiscale, la compagnia chiuderà  la produzione in due stabilimenti all’estero, incluso il Sony Dax Technology Center in Francia, con 300 occupati, mentre in un altro, quello di Nitra in Slovacchia, rinvierà  a tempi migliori l’ampliamento della linea di assemblaggio di tv a cristalli liquidi a causa della debole domanda europea. A finire sotto i colpi del riassetto, per ottenere gli attesi risparmi annui di 100 miliardi di yen (circa 850 milioni di euro) a marzo 2010, è il settore dell’elettronica dove gli investimenti saranno ridotti del 30%. “Ci sono imprevedibili e avverse circostanze – ha detto il vice presidente esecutivo, Naofumi Hara, commentando delle misure straordinarie – contro le quali Sony doveva prendere adeguati provvedimenti”. Ad esempio, “le turbolenze partite dagli Stati Uniti hanno seriamente colpito l’economia reale non degli Usa, ma anche dell’Europa, del Giappone e delle economie emergenti”. In più, ha aggiunto Hara, “l’apprezzamento dello yen ha complicato ulteriormente il quadro, visto che l’80% dei ricavi del settore dell’elettronica è generato all’estero”. A fine ottobre, il gruppo di Tokyo ha più che dimezzato le stime annuali degli utili netti, tagliandole del 60%, a 150 miliardi di yen (1,25 miliardi di euro), per il brusco crollo della domanda che, pur risparmiando la PlayStation, potrebbe colpire in maggiore misura i prodotti elettronici, inclusi i televisori Lcd Bravia, che hanno avuto un sussulto in estate grazie alle olimpiadi di Pechino. A inizio anno, il gruppo aveva annunciato l’investimento di un miliardo di dollari in un impianto della Sharp di schermi Lcd, oltre ad aver scommesso fortemente su quelli di nuova generazione. Per i colossi dell’elettronica, secondo gli esperti, i guai potrebbero essere appena all’inizio con il duraturo crollo della domanda: Panasonic, la rivale giapponese, ha drasticamente visto al ribasso le stime di utili per l’esercizio in corso, mentre la sudcoreana Samsung ha reso noto il taglio degli investimenti per fronteggiare “tempi difficili”.

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