Rai/ C. Conti: Negli ultimi anni azienda non ha creato valore

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Rai/ C. Conti: Negli ultimi anni azienda non ha creato valore
Cresciuti costi servizi esterni e personale.Evasione canone a 25%


Roma, 10 dic. (Apcom) – I risultati della gestione economico-patrimoniale della RAI, sia prima che dopo la fusione con la Holding Spa, denotano una scarsa propensione dell’Azienda alla realizzazione di margini di reddito che siano sufficienti per la costituzione di un valore patrimoniale adeguato alle crescenti esigenze dell’impresa.
E’ questo il giudizio della Corte dei Conti, Sezione di controllo enti, che ha analizzato i risultati di esercizio della tv pubblica dal 2002 al 2007.


La Corte nella sua analisi dei conti Rai, evidenzia che “l’utile più elevato degli esercizi in riferimento è quello del 2004 (pari a 112,9 milioni di euro), conseguito grazie ad una componente straordinaria di reddito dell’importo di euro 63,3 milioni”.
Il conto economico dell’esercizio 2007, l’ultimo analizzato dalla Corte, espone una perdita pari a 4,8 milioni di euro; perdita di entità  contenuta grazie all’assenza di grandi eventi sportivi ed agli interventi di contenimento dei costi interni ed esterni, cui si contrappone il più elevato carico fiscale rispetto a quello dei precedenti esercizi.


I magistrati contabili evidenziano nella loro relazione che “il costo complessivo dei servizi esterni, nel periodo che va dal 2002 al 2007, è aumentato in termini effettivi di euro 138,364 milioni, essendo passato dall’importo di euro 681,847 milioni a quello di euro 820,211 milioni, corrispondente al 20,29%.
L’aumento annuo medio è pari al 4,05%. L’aumento massimo, rispetto all’esercizio 2002, si è verificato nell’esercizio 2006, avendo raggiunto l’importo di euro 827,288 milioni, pari ad un incremento del 21,33% rispetto al 2002″. Il valore più elevato dell’incremento del costo rispetto all’esercizio precedente si è verificato nell’esercizio 2004, ammontante al 9,81%.


Altra sottolineatura della Corte dei Conti riguarda la consistenza del personale Rai. La consistenza media complessiva, compreso il personale a tempo determinato, durante il periodo considerato, è aumentata di 122 unità , essendo passata da 13.091 unità  del 2002 a 13.213 unità  del 2007. Nello stesso periodo, secondo quanto rappresentato dalla RAI, il perimetro delle attività  del Gruppo si è notevolmente ampliato.


La consistenza media del personale della società  RAI, compreso quello a tempo determinato, è passata da 11.489 unità  dell’anno 2002 a 11.676 unità  dell’anno 2007, nonostante l’erogazione di consistenti benefici economici per incentivare l’esodo volontario. In particolare, nel biennio 2006/2007 sono uscite per esodo volontario 539 unità  di personale a tempo indeterminato. Il relativo costo, parte del quale è stato imputato all’esercizio 2005, è ammontato a 55,786 milioni di euro. Nello stesso periodo ne sono state assunte 600 con lo stesso tipo di contratto.


Gran parte delle assunzioni di personale a tempo indeterminato presso la società  RAI provengono da reintegri disposti dal giudice.


Il costo del personale del Gruppo RAI – affermano i magistrati contabili – è passato dall’importo di euro 839,3 milioni del 2001 a quello di euro 1,0044 miliardi del 2007. Anche il costo del personale della società  RAI è sensibilmente aumentato, essendo passato dall’importo di euro 746,810 milioni del 2002 a quello di euro 896,079 milioni del 2007.
Per la società  RAI, il costo del fattore lavoro rappresenta circa il 38% dei costi della produzione.


L’ultimo capitole della relazione della Corte dei Conti e’ dedicato al contratyto di servizio, alla contabilita’ separata e al canone annuale.
Per la Corte,dal vigente contratto di servizio non è possibile dedurre né l’entità  del costo complessivo dei servizi, che la società  concessionaria si è impegnata a svolgere nell’arco del triennio di riferimento, né l’entità  dell’integrazione dell’entrata proveniente dal canone di abbonamento ritenuta necessaria per garantire la completa copertura dei costi derivanti dal contratto stesso. In assenza di tali fondamentali elementi, il contratto di servizio assume la valenza di un normale programma di attività  concordato con il Ministero vigilante.
Ad avviso di questa Corte, il contratto di servizio, oltre ad esporre gli impegni assunti dalla società  concessionaria, dovrebbe assicurare, in linea generale, la corrispondenza tra gli oneri per i servizi e le risorse disponibili, ivi comprese quelle da reperire con aumenti della misura del canone unitario di abbonamento.
Ad avviso di questa Corte, se la contabilità  separata venisse inclusa nel bilancio d’esercizio, come sembra disporre la legge, si otterrebbe un’informazione assai più completa sull’andamento della gestione del servizio pubblico e su quella complessiva della società  concessionaria, dando la possibilità  a chi ne ha interesse di confrontare i dati della contabilità  stessa con quelli del bilancio dell’esercizio di riferimento.
Giova far presente, tuttavia, che, in linea generale, il sistema contabile applicato per la rilevazione dei fatti gestionali non soddisfa di per sé l’esigenza della trasparenza della gestione, ma ne costituisce il necessario presupposto. La trasparenza circa il reperimento e l’impiego delle risorse finanziarie si ottiene normalmente mediante la pubblicità  dei conti, che, nel caso di specie, dovrebbe avvenire mediante l’inserimento della contabilità  separata nel bilancio d’esercizio L’entrata derivante dai canoni di abbonamento è la fonte più importante delle risorse finanziarie della RAI, superando mediamente di oltre 13 punti percentuali l’entrata proveniente dalla raccolta pubblicitaria. Le restanti fonti concorrono alla formazione del valore complessivo delle entrate per circa 6 punti percentuali. L’entrata complessiva di queste fonti costituisce oltre il 95% del valore della produzione.


Avendo riguardo all’esercizio 2007, alla formazione del valore della produzione, l’entrata del canone vi concorre per il 54,23%, l’entrata da pubblicità  per il 39,35% e le altre entrate nella misura del 6,39%. Queste ultime sono rapppresentate dalla rivendita di diritti acquisiti e dalle convenzioni con la pubblica amministrazione.


Da ciò discende l’estrema importanza per la gestione della società  concessionaria del’entrata derivante dal canone, soprattutto nella prospettiva di sensibili riduzioni dell’entrata da pubblicità .


In materia di abbonamento alla televisione, sussiste il grave fenomeno dell’evasione dall’abbonamento stesso, che si aggira intorno al 25% del totale dei presunti obbligati, e quello della morosità  del pagamento di chi è già  abbonato, che si aggira intorno al 4% degli abbonati stessi. L’Azienda valuta in circa 450 milioni di euro l’anno il mancato introito causato dai due menzionati fenomeni.