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Editoria – Decreto n. 1441 ter, collegato alla legge finanziaria 2009 – Con un voto a maggioranza, il 5 novembre la Camera ha approvato un emendamento inserito al collegato Attività  economiche che, di fatto, rinvia di due anni la cancellazione del diritto soggettivo dei contributi diretti all’editoria stabilendo inoltre che il nuovo regolamento (in base al quale i fondi saranno erogati) potrà  essere approvato dal governo soltanto dopo aver ottenuto il parere vincolante delle commissioni Bilancio e quello di merito dei due rami del Parlamento. Il passo in avanti in favore delle richieste dei giornali politici, di cooperative e no profit è stato compiuto grazie a un lavoro bipartisan sia in commissione Cultura della Camera (dove era stato votato a maggioranza un parere alla legge finanziaria con cui si richiedeva il ripristino del diritto soggettivo ai contributi diretti con la copertura del relativo fabbisogno nel triennio 2009-2011) sia in commissione Bilancio (dove, dopo un braccio di ferro con il governo, era stato votato all’unanimità  il parere favorevole al ripristino del diritto soggettivo contenuto nell’emendamento presentato dalla maggioranza al collegato Attività  economiche).
Ma è soprattutto grazie al presidente della Camera che si è raggiunto il risultato: Gianfranco Fini, nel corso della discussione in aula del collegato, aveva infatti considerato ammissibile – cioè congruo con il provvedimento – l’emendamento con cui il relatore Enzo Raisi del Pdl (vedi intervista pag. 97) proponeva di estendere la titolarità  dei contributi diretti (previsto dal decreto Bersani di due anni fa) non solo all’impresa editoriale ma anche alla testata, decidendo inoltre che anche i giornali di partito e gli organi di movimenti politici senza più rappresentanza parlamentare potessero usufruire dei contributi, purché alla fine del 2005 ne avessero acquisito il diritto. Ammettendo alla votazione questo emendamento si è aperta la finestra legislativa per consentire tutte le altre ben più significative modifiche. Compresa quella di cancellare i contributi indiretti (tariffe postali) alle imprese editoriali che ripartiscono utili, proposta dalla Lega a firma dell’onorevole Silvana Comaroli e accolta dalla maggioranza con il voto dell’aula. Un taglio che – se confermato anche dal Senato – comporterà  un bel risparmio: “Stabilendo che dal 2009 avranno accesso ai contributi soltanto le imprese editrici che abbiano inserite nel proprio statuto il divieto di distribuzione degli utili delle società “, ha spiegato Comaroli, “in termini economici si potrà  avere un risparmio di circa 60 milioni di euro che, rimanendo nello stesso capitolo di bilancio, saranno a disposizione delle testate che fanno unicamente informazione”.
I contributi indiretti rappresentano la fetta più grossa del fondo all’editoria (305 milioni nell’ultimo pagamento effettuato su un totale di 589 milioni, di cui solo 197 sono riservati ai contributi diretti). Se il Senato dovesse decidere di sospenderne il taglio (destinato ai grandi gruppi editoriali come Sole 24 Ore, L’Espresso, Mondadori e Rizzoli) lasciando invariate le altre modifiche, il ministero del Tesoro dovrà  gioco forza reperire le risorse necessarie per rifinanziare il fondo all’editoria che – dopo il taglio di 83 milioni fatto dal decreto Tremonti – è passato da 387 a 304 milioni ai quali vanno tolti altri 43 milioni come previsto dalla Finanziaria 2008. Numerosi sono gli emendamenti in tal senso presentati dalla maggioranza e dall’opposizione, che prevedono un incremento di 143 milioni per il 2009 e il 2010 e di 100 milioni per il 2010. “Ora ci aspettiamo che il governo reperisca le risorse necessarie per incrementare il fondo”, ha detto Enzo Carra (Pd).
Tutti, con l’aggiunta del Partito democratico (che pure in aula si è astenuto o ha votato contro tutte le modifiche, dopo averle sostanzialmente appoggiate nelle commissioni parlamentari), hanno ribadito la loro forte preoccupazione per il fatto che un governo, di qualsiasi orientamento, possa decidere quanto e cosa dare ai giornali mettendoli di fatto in una condizione di subalternità . La richiesta è dunque quella di ripristinare il diritto soggettivo   al contributo e contemporaneamente di fare una riforma del settore che cancelli le storture del sistema.

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