Servizio di copertina – Francesco Micheli. Erano 15 anni che avvelenavano i pozzi

Da ‘Prima comunicazione’, numero 388, Ottobre 2008


Francesco Micheli è uno che non si spaventa. O meglio, se si spaventa non strepita e non lo dà  a vedere. Sicché, in tempi di panico, Micheli è una delle poche teste fini a cui affidarsi per capire cosa è successo e cosa succederà  dopo il grande crollo delle Borse di tutto il mondo. Non solo perché Micheli è uno che Borsa e finanza le conosce come le sue tasche, ma perché è da tempi non sospetti che va dicendo – con Guido Rossi e un pugno di altri coraggiosi – che il sistema prima o poi sarebbe imploso. Oggi, a macerie ancora fumanti e mentre la morsa della recessione comincia a stringersi sull’economia reale, proviamo a capire con Micheli che lezione storica sta dietro al grande crack che fra fine settembre e i primi di ottobre ha demolito i bastioni di carta dei mutui subprime, dei derivati, dei debiti venduti come crediti, dell’avidità  senza limiti dei manager delle banche d’affari, di una globalizzazione finanziaria esplosa come una colossale vescica infetta. E come tutto questo si rifletterà  sull’Italia, sull’economia reale, sugli investimenti, i consumi e prevedibilmente sulla pubblicità . E quindi sull’editoria – che già  sinistramente scricchiola – e sulla comunicazione. “Stiamo assistendo a uno spettacolo che nemmeno il grande Karl Heinz Stockhausen sarebbe riuscito a immaginare”, attacca Micheli. “Del resto, dopo che per quindici anni si sono avvelenati i pozzi, c’era da aspettarsi che l’epilogo sarebbe stato un’apocalisse”.
Prima – Chi ha avvelenato i pozzi, dottor Micheli?
Francesco Micheli – L’amministrazione Usa. È da almeno quindici anni che il sistema è malato. Bastava lasciarlo andare e oggi saremmo in una situazione diversa. Invece, gli americani hanno praticato l’accanimento terapeutico, hanno pompato denaro alimentando la malattia. Alan Greenspan, l’ex capo della Federal Reserve, ha fatto il ‘resuscettologo’, ha tenuto in vita un sistema che ha infettato i mercati mondiali.
(…)

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