Istituzioni ““ Ricardo Franco Levi. Così si mette a rischio la libertà  d’informazione

Da ‘Prima comunicazione’, numero 388, Ottobre 2008


All’articolo 21, la Costituzione della Repubblica italiana stabilisce che “tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. È il cosiddetto principio del ‘pluralismo dell’informazione’, cioè la libertà  di informare e il diritto di essere informati.
È di qui che si deve partire per valutare le decisioni che il governo ha già  assunto o ha annunciato come prossime in tema di editoria.
È di qui che si deve partire perché è proprio la protezione di rango costituzionale attribuita al pluralismo dell’informazione che ha giustificato, nei decenni della nostra storia repubblicana, l’intervento dello Stato a sostegno dell’editoria.
Ed è di qui, ancora, che si deve partire, perché è sempre in ragione del valore essenziale della libera informazione nel permettere il confronto delle opinioni e nel contributo che essa porta alla tutela della democrazia, delle identità  culturali e delle lingue nazionali che l’Europa unita espressamente autorizza l’intervento pubblico a favore dell’editoria, in deroga al generale divieto agli aiuti di Stato. Al punto che, in forme diverse, tutti gli Stati dell’Unione europea sostengono l’informazione e garantiscono le condizioni perché esistano e possano continuare a farsi ascoltare tante e diverse voci.
Persino in tempi di vacche magre come quelli odierni, l’intervento pubblico a sostegno dell’editoria e dell’informazione non può, dunque, essere valutato con i medesimi criteri utilizzati per gli altri settori produttivi. Come si leggeva già  molti anni fa nei manuali inglesi di politica industriale, “newspapers are different”, i giornali, l’editoria sono differenti.
Certo, quando si tratta di danaro pubblico – perché è questo, anche se non solo questo, che si intende quando si parla di intervento dello Stato a sostegno dell’editoria – si deve garantire che il danaro sia speso bene, senza sprechi e con tutti i controlli necessari.
Lo Stato, tuttavia, non può decidere, e men che mai decidere improvvisamente e senza preavviso, di ridurre il proprio sostegno in proporzioni tali da determinare la scomparsa di una vastissima platea di testate perché questo sarebbe in totale contrasto con l’obbligo, come abbiamo visto sancito dalla Costituzione, di garantire il pluralismo dell’informazione.
Questo è esattamente ciò che ha già  fatto e ancor più si appresta a fare il governo.
Ricardo Franco Levi
(Senatore del Pd ed ex sottosegretario all’Editoria del governo Prodi)

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