Televisione – E-Media. I diritti del calcio in tivù

Da ‘Prima comunicazione’, numero 387, Settembre 2008


In Europa il calcio rimane lo sport con un peso maggiore in termini di consumi e volume d’affari e la tivù ne costituisce la principale piattaforma mediale di sfruttamento. Da qui l’interesse di e-Media Institute a un’analisi approfondita dei meccanismi che, nei principali Paesi, possono o non possono generare valore per il mercato del calcio.
L’analisi comparata del mercato dei diritti calcistici dei campionati nei principali mercati-territori europei (Francia, Inghilterra, Italia, Spagna e Germania) ha permesso di individuare similitudini e differenze tra il sistema italiano e quello degli altri Paesi. In termini assoluti, il mercato italiano del calcio (ricavi complessivi dei club) è simile a quello di Germania e Spagna e maggiore di quello francese. Risulta però di gran lunga più piccolo di quello inglese che non solo è particolarmente ampio (2.235 milioni di euro nella stagione 2006-2007), ma è cresciuto enormemente dall’inizio del decennio, quando aveva una dimensione non lontana dal mercato italiano. Rapportando il valore dei ricavi dei club di serie A alla dimensione del mercato dei consumatori finali (numero delle famiglie), si deduce che il volume d’affari del calcio italiano è pressappoco 49 euro per famiglia (58 nella stagione 2007-2008 dopo la ripresa dallo scivolone di Calciopoli). Tale volume supera di poco la metà  di quello spagnolo, di circa 84 euro, o inglese, di 86 euro, ed è superiore a quelli di Francia e Germania che hanno la dimensione più contenuta di, approssimativamente, 38 e 35 euro per famiglia.
Le dimensioni dicono comunque poco dell’evoluzione del mercato. L’analisi delle dinamiche di crescita mette in evidenza quanto è accaduto nelle ultime sette stagioni: l’Italia è il Paese che cresce meno in assoluto. I ricavi dei club erano 1.151 milioni di euro nel 2000-2001 e sono arrivati a circa 1,4 miliardi nell’ultima stagione. Dividendoli per singola partita giocata erano 3,6 milioni all’inizio del periodo considerato e circa 3,7 nell’ultima stagione. In Inghilterra avevano raggiunto i 3,8 milioni all’inizio del medesimo periodo e i 6 nel 2007-2008. Di fronte alla crescita che, in diversa misura, sembra aver caratterizzato gli altri mercati considerati c’è da chiedersi che cosa non abbia funzionato nel mercato italiano.

Vai alla Mappa dei diritti in tv in Europa

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