Personaggi – Mauro Masi. L’uomo del ‘low profile’

Da ‘Prima comunicazione’, numero 385, Giugno 2008


Di nuovo in sella, 14 anni dopo la prima volta. Con una doppietta che ha sorpreso soltanto chi non lo conosce bene, Mauro Masi è stato nuovamente nominato da Berlusconi segretario generale di Palazzo Chigi e capo del dipartimento Editoria: la cassaforte del governo dalla quale dipende la sopravvivenza di molti giornali e agenzie di stampa, fonte di rogne ma anche di tanto potere, che lui ha sempre saputo gestire.
Sapiente regista di se stesso, Masi è così riuscito nella non scontata impresa di tornare nei due ruoli chiave che con l’arrivo di Prodi era stato costretto a cedere a Carlo Malinconico e a Paolo Peluffo. Inutile però chiedergli se ne sia soddisfatto: il sorriso, se c’è, rimane ben nascosto dietro i suoi proverbiali baffi, retaggio di quando da giovane militava nel battaglione Tuscania. Da perfetto civil servant, Masi – cinquantacinquenne dal fisico asciutto e dai modi diretti propri più di un lombardo che di un romano abituato a vivere nei morbidi corridoi della politica – preferisce guardare avanti. Appena insediato – assieme al sottosegretario all’editoria e portavoce del premier Paolo Bonaiuti – ha infatti subito annunciato una nuova riforma della legge dell’editoria, quella che egli stesso ha contribuito a scrivere nel 2001, mettendo subito in fibrillazione chi di quelle sovvenzioni vive e prospera. Non c’è però dubbio che l’essere tornato al più alto grado dell’amministrazione pubblica, riprendendo in mano pure il pallino dell’editoria, rappresenti per lui non soltanto un ulteriore capitolo del suo già  blasonato curriculum. Costruito peraltro, a parte gli esordi in Banca d’Italia, quasi tutto all’interno di Palazzo Chigi, dove è entrato per la prima volta nel 1995 come portavoce e capo ufficio stampa del presidente del Consiglio Lamberto Dini, uscendone solo per prendere qualche boccata del ‘ponentino’, con una progressione di carriera che non ha conosciuto ostacoli né spoil system, tranne forse con l’ultimo governo Prodi.

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