Personaggi – Stefano Parisi. Troppo caro

Da ‘Prima comunicazione’, numero 385, Giugno 2008


Stefano Parisi, ad di Fastweb, è il candidato ideale per la direzione generale della Rai, ma una legge balorda che mette il tetto a 240mila euro per i manager pubblici rischia  di sabotare  la sua nomina
Uno Stato impazzito quello italiano. Un manager di alto profilo dovrebbe rinunciare a quello che può guadagnare nel privato (1 milione 700mila euro all’anno) e accettare 240mila euro in alcuni casi raddoppiabili: questo, più o meno, è il tetto massimo stabilito per gli alti dirigenti statali da una norma della legge finanziaria fabbricata dal governo Prodi, per andare a dirigere quella Sodoma-e-Gomorra che è la Rai.
Stato impazzito che non sa come uscire da questo garbuglio e che impedisce così la rapida nomina a direttore generale di Viale Mazzini di Stefano Parisi, ad di Fastweb, uomo sofisticato e con una carriera di successi, capace di muoversi a proprio agio nel mondo della politica senza perdere la testa e senza perdere il passo sicuro. Insomma, l’uomo giusto per governare un’azienda come quella radiotelevisiva di Stato che non ha bussola, che continua a sbatacchiare a destra e a sinistra secondo i venti della politica, imitativa della tivù commerciale e balbettante nell’informazione, media scombiccherato e centro di potere marcescente.
Apprezzato tanto a sinistra (leggi Pd) quanto a destra (leggi Forza Italia, un po’ meno da An, che non lo conosce e un poco ne diffida), Stefano Parisi – cinquantaduenne, romano e romanista, runner che corre alla maratona di New York e di Gerusalemme, appassionato di motociclette (ha una bella e lucente Bmw), bella country house a Pescia Romana, sposato con la vivacissima Anita Friedman e padre di Sara e Camilla – è un caso piuttosto raro sull’orizzonte del management italiota.

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