Case editrici – Gruppi editoriali. Dolori e sorrisi

Da ‘Prima comunicazione’, numero 385, Giugno 2008

Dopo i risultati del primo trimestre 2008, negativi per la maggior parte dei gruppi editoriali italiani, gli amministratori delegati spiegano le ragioni della crisi e le loro strategie per affrontarla.
“È un anno molto complicato per l’economia in generale e l’editoria non è la pecora nera. Il clima è drasticamente cambiato rispetto al primo semestre 2007 e in questo contesto l’editoria ha sue specificità : la caduta dei collaterali è stata più accentuata di quanto gli editori prevedessero; il settore presenta aree di costo difficilmente gestibili, la pubblicità  è stagnante. Ma l’area professionale mette al riparo da rischi”, dichiara a Prima Claudio Calabi, amministratore delegato del gruppo Sole 24 Ore, uno dei pochi ad aver chiuso il primo trimestre in crescita.
“Scendono i collaterali, salgono molto i new media, anche se i volumi restano ancora lontani rispetto al business classico. E alla luce dell’incertezza sul fronte degli investimenti pubblicitari, stiamo rivedendo i piani previsti con una forte attenzione alla gestione”, spiega a Prima Antonello Perricone, amministratore delegato Rcs MediaGroup.
“La situazione generale non è buona. E come misura di prevenzione agiremo sui costi di fronte agli scenari non brillanti che si presentano”, anticipa Marco Benedetto, amministratore delegato del Gruppo Editoriale L’Espresso. Ricordando però che “Il potenziale dei new media è enorme, e chi produce contenuti ha un asset di valore notevole”.
“È evidente che l’editoria sta affrontando una fase di evoluzione del modello di business. Se mettiamo insieme la situazione economica, l’andamento dei consumi, i collaterali che flettono e questo delicato momento di passaggio verso la convergenza tra carta e web è chiaro che i mercati finanziari, in particolare le Borse, non premino le imprese editoriali. Ma ritengo che alla fine sarà  una delle cicliche fasi del settore,” afferma nell’intervista a Prima Maurizio Costa, vice presidente e amministratore delegato della Mondadori.
“Il prezzo del quotidiano è fermo da tre anni, i costi aumentano a differenza della pubblicità  e dopo il lancio sul mercato dei quotidiani gratuiti gli editori hanno cominciato a regalare anche i giornali a pagamento. Così è iniziata una spirale negativa che ha portato alla diminuzione dei ricavi. Ma i nostri quotidiani sono in controtendenza e hanno guadagnato in edicola perché andiamo verso il federalismo e le informazioni locali diventeranno sempre più importanti”, sostiene su Prima Andrea Riffeser, vice presidente e amministratore delegato della Poligrafici Editoriale.
“Noi nei primi quattro mesi abbiamo avuto un incremento della pubblicità  del 19%. Ma il contesto non è certamente brillante per l’editoria in Italia. Occorre stare molto attenti ai costi, però bisogna anche investire, saper cogliere le opportunità  di sviluppo come noi abbiamo deciso di fare per il lancio di nuovi giornali e per gli investimenti sulla Rete che quest’anno porteranno ricavi per circa 6 milioni di euro”, spiega a Prima Domenico Nocco, executive vice president finance della Condé Nast.
“Sono fiducioso, anche se prudente, per il futuro, anche perché abbiamo mezzi con un potenziale di crescita e non abbiamo mai puntato sui collaterali. Nei primi tre mesi dell’anno i nostri ricavi dalla pubblicità  sono aumentati del 9%: risultato degli investimenti fatti in questi anni per presentare un’offerta differenziata”, dice a Prima Paolo Panerai, presidente di Class Editori.
“Non ci sono abbastanza elementi per capire se si tratti di una crisi strutturale o congiunturale. Ma non credo si risolva in breve tempo. Gli investimenti pubblicitari scendono piuttosto velocemente e non risalgono con la stessa rapidità , anche se spesso anticipano l’andamento del ciclo. Il gruppo Lagardère ha deciso di investire molto sui new media a livello mondiale”, dichiara a Prima Stefano De Alessandri, amministratore delegato di Hachette Rusconi. “E bisogna tener presente che i margini di Internet sono decisamente superiori a quelli del prodotto tradizionale: 40-50% contro il 10-20%”.


 

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale