SERVIZIO DI COPERTINA – MA ALLORA QUESTO ANGELUCCI…

Da ‘Prima comunicazione’, numero 382, Marzo 2008


“La frustrazione è stata un tratto abbastanza costante più che della vita politica della vita parlamentare”. Antonio Polito, che il 7 marzo scorso è tornato a firmare come direttore il quotidiano Il Riformista, sintetizza così la sua esperienza in Senato, nel gruppo Pd-Ulivo e i progetti per il nuovo Riformista.
 “Può essere che ciò sia dovuto”, aggiunge Polito, “alla eccezionalità  di questa legislatura in cui il Senato di parlamentare ha avuto ben poco ma si è trattato di una gara belluina fra due schieramenti. Secondo me siamo di fronte a un processo di decadimento della funzione legislativa del Parlamento. In sostanza il parlamentare non fa più leggi ma approva o respinge le leggi del Governo”.
“Ho deciso di smettere  di fare il senatore”, rivela quindi Polito, “la sera in cui abbiamo votato la fiducia sul decreto sulla sicurezza nel quale, alla fine di un lungo tira e molla nella maggioranza, fu infilato quel riferimento alle norme antiomofobia che però si sapeva essere scorretto, nel senso che quello a cui si riferiva non era l’articolo giusto. Ho avuto la sensazione che ormai il trading politico fosse arrivato a un tale livello da prescindere totalmente dai contenuti e allora ho capito che non era più questione di come la pensi ma solo una questione di appartenenza. O sei un soldatino o sei un traditore”.
Per quanto riguarda il nuovo Riformista  Polito dice che vuole abbandonare   il formato foglio per  di fare invece un giornale di informazione. 
“Più che a un giornale grosso voglio puntare a un giornale alto. I giornali oggi soffrono di una superfetazione, ruminano lo stesso boccone per tre, quattro, cinque pagine il che li rende obesi e forse anche meno letti”.
Quindi più che grosso e grasso penso a un giornale alto, che sviluppi i suoi muscoli in altezza e che quindi su una scala più ampia di temi faccia lo stesso lavoro di analisi. Quello che manca nel giornalismo italiano è la news analysis. Il nostro giornalismo è fatto di scena-retroscena-intervista ma non c’è il pezzo che basterebbe a racchiuderli tutt’e tre e che sul Financial Times e sull’Herald Tribune si chiama news analysis perché ci sono le news e c’è l’analysis e spesso in spazi molto risicati. E poi penso all’identità  culturale e politica del Riformista: modernizzare l’Italia, fare le riforme. Questo è cruciale, andare a vedere quello che c’è di nuovo nel Paese e valorizzarlo… Per farlo devo riuscire a staccarmi dal Palazzo che poi era il pregio e il difetto del Riformista come lo facevo io”.
“Noi non ci chiederemo a chi giova ma che cosa giova al Paese. Io rivendico di essere stato l’unico foglio non di centrodestra ad aver difeso a spada tratta la legge Biagi fatta dal centrodestra perché la legge Biagi era una legge che avviava l’occupazione in Italia. Il fatto che oggi l’intero centrosinistra riformista sia arrivato alla mia posizione vuol dire che avevo ragione”.

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