Periodici – Famiglia Cristiana. In subbuglio

Da ‘Prima comunicazione’, numero 381, Febbraio 2008


I giornalisti di Famiglia Cristiana in rivolta contro il piano che punta a ridurre i costi e a concentrare a Milano le attività  dei paolini. Ma l’amministratore delegato assicura:”Riusciremo a passare tra goccia e goccia senza bagnarci”.
Il bilancio è in deficit, le copie della testata più importante calano, l’editore presenta un piano di riorganizzazione e i giornalisti affidano al comitato di redazione un pacchetto di 20 giorni di sciopero.
È un copione sindacale come tanti di quelli seguiti da almeno due decenni nel settore editoriale. In questo caso il clamore è rappresentato dai protagonisti della vicenda: da una parte i paolini, i religiosi giornalisti della congregazione fondata nel 1914 da don Giacomo Alberione e editori di Famiglia Cristiana; dall’altra i giornalisti del settimanale cattolico che negli ultimi anni ha imboccato un trend diffusionale negativo (riferendosi alla certificazione Ads di ottobre, 659mila copie contro le 716mila del 2006). E di conseguenza sono diminuiti anche i ricavi della testata – su cui si somma anche il forte calo delle entrate da prodotti collaterali – che non riescono a sorreggere più i costi degli altri giornali del gruppo (i settimanali Il Giornalino e La Domenica, i mensili Jesus, Gbaby, Letture, Famiglia Oggi e Vita Pastorale).
Cifre precise non se ne hanno ma è certo che dal 1999 i bilanci della San Paolo Periodici chiudono in passivo, a eccezione del 2000 e del 2001 (anno in cui è stato ceduto lo stabilimento tipografico di Alba) e del 2005 (quando in allegato a Famiglia Cristiana venne venduto il ‘Compendio al catechismo della Chiesa cattolica’).
Una situazione economica difficile che si accompagna a un appannamento dell’immagine di efficienza e innovazione che a lungo ha caratterizzato l’attività  dei paolini. “Questo periodo ci è servito per riflettere e creare condivisione all’interno per un rilancio”, osserva don Vito Fracchiolla, amministratore unico della Periodici San Paolo e responsabile di tutte le società  che fanno capo ai paolini.
“All’esterno può essere apparsa una situazione stagnante, di acque chete. All’interno, invece, c’è stato un grande movimento di pensiero e riflessione che ora inizia a manifestarsi con il piano di riorganizzazione che abbiamo avviato”.

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