Televisione – Iptv. Sembrava facile per Fastweb, Telecom, Tiscali & C.

Da ‘Prima comunicazione’, numero 381, Febbraio 2008


La questione sta in tre numeri: Italia 270mila, Spagna 600mila, Francia 2 milioni 500mila. Tre cifre che raccontano una disillusione  e smontano un piccolo mito italiano: quello dell’avvento
irresistibile della iptv, ovvero la televisione distribuita attraverso il protocollo Internet. Una tivù, potenzialmente, delle meraviglie, in grado di offrire canali generalisti analogici, canali satellitari, magazzini di titoli on demand, produzioni originali, videogiochi, servizi interattivi, funzioni innovative come la replay television e la videoregistrazione digitale. Più la possibilità  di ricevere anche i canali distribuiti con il digitale terrestre.
In Italia, dove la iptv è partita prima di tutti gli altri Paesi europei (Fastweb è stato il pioniere, nel 2000) gli abbonati sono meno della metà  della Spagna, che ha iniziato a raccogliere abbonamenti nel 2006, e otto volte meno della Francia, Paese che ha cominciato a sperimentare la iptv nel 2004. Oggi in Italia ci sono 270mila abbonati per quattro operatori: 180mila nel portafoglio di Fastweb, 80mila in quello di Telecom Italia e i 10mila restanti (stimati) ripartiti fra Tiscali e Infostrada, ultimi arrivati fra i player. Nei numeri deludenti della iptv italiana pesa particolarmente il dato di Telecom Italia. In Francia e Spagna è stato proprio l’ingresso massiccio di grandi telco come France Télécom e Telefà³nica a determinare la crescita esponenziale degli abbonati. In Francia, in particolare, la chiave del successo della iptv sta nella ricchezza dell’offerta, con 100 canali digitali, nella possibilità  di ricevere 18 canali in chiaro e nell’economicità  dell’offerta ‘triple play’ (telefono + Internet + tivù): 30 euro al mese. E c’è anche da considerare il fatto che la penetrazione della banda larga in Italia (15,9%) è inferiore rispetto alla media europea (18,2%).
Fastweb comunque si dichiara soddisfatta del proprio monte abbonati: “Il fatto che al netto delle utenze business un cliente su cinque abbia scelto i servizi tivù è un dato molto positivo”, dice Alessandro Petazzi, responsabile della business unit Fastweb Tv. “Per noi la tivù è un forte fattore di fidelizzazione: chi ce l’ha non è tentato di migrare verso altri operatori. Inoltre facciamo profitti: il 2007 l’abbiamo chiuso con un margine di diversi milioni di euro”. E a dispetto dei numeri fa professione di ottimismo anche Telecom Italia: “I nostri 80mila abbonati a novembre 2007 li consideriamo un risultato buono, tenendo conto che la campagna pubblicitaria di Alice Home Tv è partita nei primi mesi dell’anno scorso”, afferma Alessandra Proto, responsabile iptv e contenuti broadband di Telecom Italia. Lancio breve ma pur sempre massiccio, attraverso una campagna di spot – quella della famigliola capeggiata da Diego Abatantuono – che ha imperversato per mesi su tutti i canali televisivi in chiaro e che ha comportato un investimento di almeno 20 milioni di euro.
È un fatto, comunque, che la iptv in Italia per ora non ha risposto alle aspettative. Come è un fatto, intimamente legato al primo, che in questi stessi anni ha avuto in Italia una strepitosa performance un’altra forma di distribuzione digitale della tivù: il satellite, ovvero il monopolista Sky, che sfiora i 4 milioni e mezzo di abbonati anche a dispetto di molte previsioni che indicavano in 3 milioni il tetto raggiungibile nel nostro Paese. In sostanza: per il pubblico televisivo italiano la rivoluzione digitale è stata ed è ancora, soprattutto, la scoperta del satellite.

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