Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione


Intercettazioni telefoniche – Ddl n. 1512 –
Cento emendamenti depositati, polemiche a non finire, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che accusa di inerzia la competente commissione del Senato e i giornalisti italiani che tornano a mobilitarsi contro quella che ormai chiamano la legge ‘bavaglio’: questa la situazione alla vigilia del probabile via libera del pacchetto di norme – approvato quasi all’unanimità  il 17 aprile scorso alla Camera – con cui si cerca di mettere un freno alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche.
Il guardasigilli Mastella – dopo l’ennesima rivelazione di conversazioni telefoniche, come quelle tra Silvio Berlusconi e il dirigente Rai Agostino Saccà  pubblicate dalla Repubblica – irritato per la lentezza dei lavori di Palazzo Madama, è perfino arrivato a chiedere la trasformazione del provvedimento in un decreto da approvare d’urgenza contro quello che ha definito “un imbarbarimento della politica”. Secca la replica del relatore del ddl, Felice Casson (Pd): “Non c’è alcuna urgenza e se si vuole evitare di ripetere la brutta esperienza del decreto sicurezza (ritirato perché sbagliato: ndr), si deve cercare di legiferare con attenzione, competenza e cercando di non fare errori”. In questi mesi, ha precisato il relatore, la commissione ha proceduto a una serie di audizioni utili per migliorare la normativa: non soltanto sono state rimodulate le pene, soprattutto è stato modificato il periodo in cui è previsto il divieto, non più fino alla conclusione delle indagini preliminari (come prevedeva il testo approvato alla Camera), bensì fino a quando le parti coinvolte non vengano informate delle indagini che le riguardano. Una modifica che, se accolta, non dovrebbe cambiare di molto la situazione attuale visto che – come spesso viene detto – i giornalisti ‘svelano’ le carte processuali proprio quando queste vengono ‘consegnate’ agli avvocati.
La tabella di marcia del Senato, dettata prima della pausa natalizia, prevede che il disegno di legge, sul quale sono stati presentati ben cento emendamenti, venga licenziato dalla commissione Giustizia presieduta da Cesare Salvi (Sinistra arcobaleno) nella seconda metà  di gennaio. Per questo, il 15, la Federazione nazionale della stampa ha convocato un dibattito pubblico nel tentativo di scongiurare il varo di una norma che, se fosse stata già  in vigore, non avrebbe consentito di rivelare gli scandali noti come Bancopoli, Vallettopoli, Furbettopoli, Moggiopoli, oltre ai crac Cirio e Parmalat. Secondo il testo approvato in prima lettura dalla Camera, è infatti vietata fino alla conclusione delle indagini preliminari la pubblicazione, anche parziale, degli atti d’indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico ministero o delle investigazioni difensive (comprese le conversazioni telefoniche), anche se non più coperti dal segreto. Per i giornalisti che violano i divieti scatta una sanzione amministrativa da 10mila a 100mila euro, in alternativa alla reclusione fino a 30 giorni di carcere. Che possono crescere da 6 mesi a 4 anni se a essere pubblicati sono atti elaborati per mezzo di una raccolta illecita d’informazioni (tipo quelle emerse dalla cosiddetta centrale d’ascolto Telecom).
Per la Fnsi si tratterebbe di un attentato alla libertà  di stampa ed è forte il richiamo alla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che, intervenendo su una vicenda che ha coinvolto gli autori di un libro sull’allora presidente francese Mitterrand, ha affermato che l’interesse pubblico è preminente anche quando i giornalisti acquisiscono e pubblicano intercettazioni illegali subite da noti personaggi: “La Corte ritiene che occorre avere la più grande prudenza in una società  democratica nel punire per violazione di segreto istruttorio o di segreto professionale dei giornalisti che esercitano così la loro missione di ‘cani da guardia’ della democrazia”. La legge – ha sostenuto il Tribunale di Strasburgo – “protegge il diritto dei giornalisti di comunicare informazioni su questioni di interesse generale nel momento in cui questi si esprimono in buona fede, sulla base di fatti esatti e forniscono informazioni affidabili e precise nel rispetto dell’etica giornalistica”.

Nella rubrica su ‘Prima comunicazione’ si parla anche di: Protocollo sul welfare; Legge finanziaria 2008; Modifica esame giornalisti

(le cronache parlamentari sono state chiuse il 10 gennaio)



 

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Cambio ai vertici dell’affiliata italiana di Philip Morris. Nominati Eleonora Santi, Gianluca Iannelli e Mirko Vaccaro

Cambio ai vertici dell’affiliata italiana di Philip Morris. Nominati Eleonora Santi, Gianluca Iannelli e Mirko Vaccaro

Malagò (Coni) sulla riapertura degli stadi: speriamo novità in settimana, ma così è difficile fare marketing e sinergia commerciale

Malagò (Coni) sulla riapertura degli stadi: speriamo novità in settimana, ma così è difficile fare marketing e sinergia commerciale

Il sogno del Festival della Mente nell’anno della pandemia, fra numeri e futuro

Il sogno del Festival della Mente nell’anno della pandemia, fra numeri e futuro