Rubriche – Nuovi media. Tivù via Internet: è Sky il vero vincitore della partita

Da ‘Prima comunicazione’, numero 380, Gennaio 2008


Il 2008 dovrebbe essere l’anno del decollo della Internet tv – e dell’affermazione di Sky via cavo – anche in Italia. Alle televisioni via adsl di Fastweb e di Telecom Italia si affiancheranno infatti le Internet tv di Wind e Tiscali, anche se la partenza commerciale all’inizio sarà  limitata a poche città .
La concorrenza tra i quattro gestori fissi dovrebbe sbloccare un mercato che finora non ha dato grandi soddisfazioni, almeno nel nostro Paese. Secondo le stime, la pay tv on line di Fastweb ha raggiunto circa 200mila abbonati dopo circa quattro anni di attività  e Alice Home Tv ha raccolto in due anni circa 100mila abbonati (ma la campagna promozionale è ancora in corso). Con l’ingresso di Wind e Tiscali, gli abbonati alla cosiddetta iptv (Internet protocol tv) potrebbero anche arrivare a un milione entro l’anno. Per fare un confronto, in Francia la tivù a pagamento on line conta già  oggi circa due milioni di abbonati e in Spagna più di 500mila.
In Italia il vero vincitore della partita della nuova Internet tv è Sky. I quattro carrier della iptv, compreso il gigante Telecom Italia, hanno deciso infatti di funzionare da trasportatori del segnale e dei canali di Sky Italia, che vende i suoi programmi allo stesso prezzo sia via cavo sia via satellite, fattura e gestisce direttamente i clienti e divide i suoi ricavi con i gestori delle reti. Insomma i carrier sono innanzitutto dei distributori di Sky Italia, che così può aumentare il suo bacino di clientela. Poi i gestori offrono il video on demand, ovvero i programmi a richiesta gratuiti o a pagamento. E offrono decoder integrati che possono ricevere anche i canali gratuiti della tivù digitale terrestre.
Per gli spettatori il vero vantaggio della nuova tivù interattiva consiste nel time shifting, ovvero nella possibilità  di vedere i programmi – come gli ultimi telegiornali, le puntate perse della telenovela o del reality preferito, le partite o i cartoon appena terminati – quando vogliono o comunque con pochi vincoli. Gli spettatori si sganciano insomma dal palinsesto e la programmazione televisiva diventa personale.
Emergono comunque due problemi per la diffusione ampia della nuova tivù via Internet: il primo è il finora elevato livello dei prezzi italiani rispetto all’estero. La iptv viene infatti generalmente venduta dai gestori delle telecomunicazioni come componente di un pacchetto che comprende voce, accesso veloce a Internet e tivù. Ma il pacchetto costa svariate decine di euro al mese. Finché i prezzi non scenderanno è probabile che la tivù via Internet sarà  presa solo da una élite di famiglie metropolitane. Il secondo problema consiste nel fatto che i decoder non sono interoperabili tra loro: manca uno standard comune e chi si abbona a Telecom, Fastweb, Wind o Tiscali rimane legato a quel gestore.

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