Opinioni – Brutus. Scusate se faccio un confronto Roma-Milano

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 379, Dicembre 2007, di ‘Prima Comunicazione’

Ho la fortuna di avere un amico gourmet e critico gastronomico che, quando vado a Roma, abbastanza spesso, mi fa scoprire posti nuovi o quasi nuovi della ristorazione capitolina. E devo dire che il piacere negli ultimi anni è andato sempre aumentando. Qualitativamente e quantitativamente.
Lo stesso non posso dire di Milano, che mi sembra gastronomicamente un po’ seduta e ripetitiva, con più attenzione alla soddisfazione di veline e calciatori che di palati esigenti. Voi mi direte: che c’entra tutto questo con la rubrica?
Beh, 30 anni e dispari fa, emigrato dalla capitale a Milano, la cosa che mi colpì di più era proprio la differenza tra la ristorazione romana e quella milanese.
Roma inchiodata alla giacca bianca e al tovagliolo sul braccio della classica trattoria, Milano effervescente di novità  estetiche e palatali che purtroppo all’epoca, se non per colazioni o cene con clienti, non mi potevo permettere.
Ora, tentare un parallelo tra trend della ristorazione e trend della pubblicità  potrebbe sembrare azzardato, ma forse mica tanto. Negli ultimi anni in particolare il mercato romano è sicuramente cresciuto sia in termini di quantità  sia, più importante, di qualità .
Premesso che non sono romano, che vivo, per scelta, a Milano e che quindi non sono tacciabile di campanilismo, vediamo di capire, ammesso che il fenomeno sia vero, quali ne siano le cause e gli effetti.
Motore primo del fenomeno, i clienti. Dieci anni fa Wind, secondo investitore in assoluto del mercato italiano secondo Nielsen nei primi nove mesi dell’anno, non esisteva. Enel ed Eni avevano un’attenzione alla comunicazione pubblicitaria guidata dal criterio dello stretto indispensabile, cioè quasi niente per Enel e solo Agip e Ip per il cane a sei zampe. Oggi siedono stabilmente nel club dei primi 20 investitori italiani. Le Poste erano ancora le Poste, Passera e poi Sarmi di là  da venire, Banco Posta forse neanche un progetto. Oggi sono investitori stabili, anche se negli ultimi anni un po’ in calo, inspiegabilmente per la verità . E poi Lottomatica, che non c’era neanche lei, e lo Stato, che non c’era e c’è ancora poco e male, ma comunque di più.
A tutto ciò si aggiungono i presenti da sempre sul mercato, come le auto (Opel, Ford, Renault, Nissan, Toyota, ecc.) o la mitica Procter&Gamble o le altre multinazionali presenti su piazza, una spruzzata di Luxury (Bulgari) e le acque minerali (Cogedi cioè Uliveto e Rocchetta). Ecco, il primo ingrediente è già  servito.
A pari livello di importanza viene come secondo ingrediente la qualità  del management.
Sempre 10 anni fa l’iconografia del manager romano, a parte Procter, era in linea con il pensiero di Bossi, il politico.
Oggi, in molte delle società  citate sopra siedono personaggi di altra qualità . Dai direttori marketing agli amministratori delegati, ai direttori della comunicazione. A parte gli ad, Telecom e Procter sono state le scuole da cui si è attinto di più.
Per carità , non vogliamo dire che tutto sia perfetto, tutt’altro, ma la ritirata formale e sostanziale dello Stato, le quotazioni in Borsa, l’apertura e la liberalizzazione di alcuni settori hanno generato effetti positivi.

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