Rubriche – Fashion victims. Un pizzico di delusione per Milena Gabanelli

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 379, Dicembre 2007, di ‘Prima Comunicazione’

L’aveva più volte annunciata. Adesso, finalmente, l’abbiamo vista. La puntata di ‘Report’, il programma su Raitre di Milena Gabanelli, dedicata alla moda aveva creato molte aspettative sia in chi, sapendo molto, sperava di sapere qualcosa di nuovo attorno al mondo del lusso; sia in chi, nulla sapendo, poteva finalmente aprire una sua finestra su un mondo sconosciuto.
Gli scoop annunciati erano tanti: sui sistemi di produzione, sui prezzi ingiustificati, sulle attività  in conflitto di interesse di molti giornalisti. Insomma, tutti ci aspettavamo una sorta di Bignami sui backstage (come si usa dire) pieni di spazzatura di un mondo che brilla di lustrini.
So che è molto antipatico, soprattutto da parte mia che sono vecchia e incarognita, dare lezioni su come si fa o come non si fa un servizio, tanto più un’inchiesta difficile come questa. Ma comunque non posso non dire che ho l’impressione che la Gabanelli e la sua redazione, pur di fare la puntata, abbiano preso tutto di corsa. E, quindi, si sono limitati a riferire a quattro milioni di spettatori (un record, perché si sa che la moda tira) quanto almeno la metà  di quelli che l’hanno visto sapevano già . Per carità , questo non vuol dire che siano state dette delle falsità , ma come dicevano i vecchi direttori: “Una notizia data a metà  è sempre una non-notizia”. Quel che resta della trasmissione, soprattutto nella testa di chi di moda non sa niente, è che un sacco di grandi firme fa produrre le borsette e altro ancora nei laboratori cinesi di Napoli o di Prato, che i prezzi dei negozi sono moltiplicati per dieci rispetto a quelli dei costi della produzione, che le giornaliste di moda ricevono i regali e che fanno le consulenze agli stilisti, che Anna Wintour è cattiva e che condiziona i calendari delle sfilate italiane e che Franca Sozzani, oltre a fare le consulenze, fa lavorare suo figlio come fotografo, unico italiano della sua scuderia, che i giornali di moda fotografano solo i vestiti dei clienti pubblicitari.
Forse il grande pubblico non ne sapeva niente, anche perché non legge Prima Comunicazione, ma tanti altri sì. Forse è stato utile che ora anche il grande pubblico sappia che non tutto è oro quello che luccica, ma si incazzerà  di più se ha comprato la borsetta di Prada a 400 euro che non perché il figlio della Sozzani fa il fotografo chez soi.
Ecco, queste sono mezze verità , perché ignorano il pregresso e il futuro. Dei laboratori di Napoli si parla dai tempi dello scandalo di Mario Valentino (primi anni Ottanta) che faceva produrre tutta la sua pelle (scarpe, borse e abiti) nei ‘bassi’ dei quartieri poveri (c’erano i napoletani e non i cinesi), eppure da allora non è cambiato niente. Non è stata fatta neanche una legge che possa vietare il fenomeno degli appalti. Dei sub-appalti, poi, si è sempre saputo, e Benetton ne ha fatto le spese una decina di anni fa per un’azienda in Turchia che faceva lavorare i minorenni. Che basti assemblare i pezzi in Italia per etichettare i prodotti come Made in Italy, c’è una legge scandalosa che lo permette. E potrei continuare all’infinito in questo elenco. Per la corruzione dei giornalisti, poi: per una povera Cancellieri del Tg3 che viene beccata da Paciotti a farsi regalare una scarpa, ci sono tante altre che ricevono a casa interi guardaroba (ma quanti giornalisti che scrivono di motori hanno un’auto in comodato d’uso invece che di proprietà ?). Per una Sozzani che fa le consulenze di immagine (e se non le fa lei, chi potrebbe? È pur sempre un problema di competenze. Che, forse, i politici non chiamano i direttori dei grandi quotidiani per pareri e consigli?) ci sono tante/i altre/i giornaliste/i che scrivono i cosiddetti ‘comunicati stampa’ e poi recensiscono le sfilate. Cos’è, un problema di tariffario? Se si fa immagine si guadagna di più, se si scrive di meno. E quindi c’è meno conflitto? E infine, perché prendersela solo con i giornali di moda se poi sui quotidiani il fenomeno può essere registrato esattamente nella stessa misura? La Gabanelli non ha mai visto gli speciali dei due maggiori quotidiani italiani (o anche le edizioni del lunedì)? E non ha mai visto ‘OltreModa’, il programma che va in onda sulla sorella Raiuno? È pur verissimo che il problema esiste ed è serio, anzi grave. Ma allora, se si fa un’inchiesta non ci si devono procurare i documenti che compromettono tutti perché li si possa inchiodare alle loro responsabilità ? Perché, allora, ‘Report’ si è accanito contro così pochi? Per dimostrare che quelli della moda sono cattivi e avidi? Un po’ ingenua come dimostrazione, se si pensa che se c’è un iceberg quella che ha fatto vedere lei è solo la punta. E poi, se la Sozzani è in conflitto di interessi, non lo è anche uno dei principali informatori della trasmissione che con il nome di Associazione oltre la moda viene guidata da un agente di fotografi che vorrebbero tanto lavorare per la Condé Nast? Insomma, io sarò anche troppo vecchia per meravigliarmi, ma non lo sono per scandalizzarmi. Quello che mi scandalizza di più, però, è che spesso le frecce scagliate in fretta e che colpiscono solo a metà  mi rendono simpatico il bersaglio. Come mi sono sempre simpatici più i gattini ciechi che la gatta frettolosa. E mi infastidiscono le occasioni sprecate.

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