Personaggi – Marco Follini. Responsabile informazione del Pd

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 379, Dicembre 2007, di ‘Prima Comunicazione’

Una scelta difficile da digerire.
Walter Veltroni ha messo a punto la squadra del Partito democratico affidando a Marco Follini la responsabilità  dell’Informazione, a Ermete Realacci la Comunicazione e nominando Roberto Roscani
portavoce e Piero Martino capo ufficio stampa. Veltroni si è mosso con rapidità , in silenzio, senza aprire consultazioni e trattative con i maggiorenti di Ds e Margherita, i due partiti promotori del nuovo Partito democratico, e suscitando più di un malumore soprattutto per la decisione di affidare a Follini, ex segretario dell’Udc e fino alla primavera del 2006 allineato sul fronte nemico, quello della Casa delle libertà , un settore politicamente importante come l’Informazione. Una scelta che ha lasciato di stucco perfino Ermete Realacci, il parlamentare leader storico del movimento ambientalista da sempre vicino a Rutelli e a Gentiloni, che si pensava candidato a quella poltrona.
L’investitura di Veltroni ha rimesso Follini nel giro della grande politica ridandogli un ruolo di primo piano in un momento particolarmente frenetico sul fronte della politica della televisione e dell’informazione. Sono infatti all’esame la legge di riforma della Rai, quella del sistema radiotelevisivo (la Gentiloni), la legge dell’editoria e come se non bastasse il conflitto di interessi. Il governo punta a cambiare al più presto il sistema di nomina del Cda della Rai, prima della scadenza a maggio del consiglio in carica, senza però calare le braghe sulla Gentiloni. Follini, che evidentemente conosce bene il fronte della Casa delle libertà  avendone fatto parte per dieci anni, può essere l’uomo della trattativa? Sicuramente è un politico ben allenato e assolutamente esterno alle bande e cordate che nel centrosinistra finora si sono occupate di Rai e di televisione. Non è un caso che i più stupefatti e furibondi per la scelta di Follini siano proprio i Ds che delle sorti della Rai da sempre hanno fatto un loro cavallo di battaglia e che erano convinti, in base a una logica di spartizione, che la responsabilità  dell’Informazione dovesse spettare a loro. Tanto più che un esponente della Margherita, l’onorevole Paolo Gentiloni, occupa la poltrona di ministro delle Comunicazioni. Certo, dicono in casa ds, prima di decidere Veltroni avrebbe almeno potuto convocare un paio di riunioni con i responsabili di settore dei due disciolti partiti, allargate magari ai vari ‘esperti’ che in questi anni si sono dedicati al tema fuori e dentro le aule parlamentari. E invece la notizia della nomina di Follini se la sono ritrovata sui giornali, come è successo a Roberto Cuillo, responsabile diessino dell’Informazione e braccio destro di Fassino di cui è stato anche portavoce. Cuillo, che fino al giorno prima dettava alle agenzie di stampa dichiarazioni di fuoco sugli inciuci tra Rai e Mediaset svelati dalle intercettazioni telefoniche di Deborah Bergamini e amici, si è trovato senza ruolo se non quello di ascoltare i compagni di Viale Mazzini molto arrabbiati per la scelta Follini. Umore condiviso da Cuillo che in una intervista al Corriere della Sera il 28 novembre picchia duro: “La nomina di Follini sa tanto di restaurazione, recupera sotto mentite spoglie il vecchio patto tra Pci e Dc e fa venire a molti il sospetto che in Rai stia per tornare l’era della lottizzazione”. Una vera dichiarazione di guerra e chiamata alle armi dei ‘compagni traditi’ e orfani che si stanno già  chiedendo in futuro chi sarà  il loro politico di riferimento dentro al Pd.
E Follini? Neanche una piega. Anzi con il suo solito gusto dell’ironia e della provocazione si è presentato al popolo di sinistra Rai, alla riunione nell’ex sezione ds Mazzini svoltasi pochi giorno dopo la sua nomina, ma fissata da tempo, dicendo orgoglioso: “Io sono democratico ma anche democristiano”, denunciando le “esagerazioni” della sinistra in Rai fin dai tempi di Telekabul, e affermando che il suo modello è “la Rai di Bernabei”… “quella delle regole”. Insomma niente strizzate d’occhio alla platea diessina (dove si sono notate molte assenze significative). Naturali le reazioni invelenite per il riferimento alla Rai di Bernabei e le accuse a Follini di essere stato proprio lui uno dei responsabili della lottizzazione nel suo passato di consigliere di amministrazione Rai dall’86 al ’93.
Il vero tallone d’Achille di Follini come neo responsabile dell’Informazione del Pd si chiama legge Gasparri, l’odiatissima regolamentazione del sistema televisivo voluta dal governo Berlusconi che lui ha votato. Un peccato originale che Follini ha deciso di affrontare facendo autocritica (“non avrei dovuto votare la Gasparri”, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione ‘In mezz’ora’ del 2 dicembre).
Per il resto Follini è subito salito sulla ribalta politica con dichiarazioni pacate e di buon senso per non urtare suscettibilità  nella maggioranza e tanto meno inasprire i rapporti con Forza Italia e gli altri partiti dell’opposizione. Ecco un piccolo campionario. A proposito della nuova governance da dare alla Rai, Follini ha dichiarato: “La lottizzazione non si elimina da un giorno all’altro, ma la fondazione aiuta. E può essere un passaggio verso l’amministratore unico (una proposta del segretario del partito Walter Veltroni: ndr) che semplificherebbe il ponte di comando, sia quello che regola i rapporti tra istituzioni e azienda sia quello interno alla società  dove il direttore generale ha ben 50 riporti”. Sulla legge Gentiloni: “È una buona legge e bisogna battersi per farla passare. Non mi nascondo le difficoltà , però la legge non è certo un atto eversivo. Confido che non ci sia ostruzionismo da parte dell’opposizione, comunque la maggioranza ha il diritto-dovere di legiferare”; e ancora: “La riforma delle tivù non può essere una clava contro l’avversario politico ma non può nemmeno essere l’occasione di complicità “; e un po’ di ironia sullo scandalo delle intercettazioni delle telefonate tra personaggi di Rai e Mediaset: “Immaginare che la Bergamini sia la regista dell’inciucio televisivo Rai-Mediaset è più una fiction che un reality”, frase per cui a Viale Mazzini lo hanno subito tacciato di filo berlusconismo.

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