Comunicazione e pubblicità  – Lobby. Ma che fa, spinge?

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 378, Novembre 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Le lobby ci sono anche in Italia. Certo, non sono come quelle degli States che hanno ottenuto un primo riconoscimento ufficiale nel 1946 con una ultima revisione che risale all’agosto scorso, ma che ci siano tutti lo sanno, e sono tante. Al di fuori delle quattro classiche di Rattazzi, Surace, Velardi e Bistoncini
Dicono che la più forte delle lobby sia quella delle aziende farmaceutiche, ma non scherzano nemmeno le telecomunicazioni, l’energia e le banche. Pure la telefonia fa la sua parte e chi se ne intende afferma che anche negli alimentari stanno diventando sempre più agguerrite. In genere entrano in azione quando c’è in ballo qualche provvedimento legislativo importante che riguarda le aziende dei rispettivi settori. E spesso finiscono per far titolo sui giornali perché ‘bloccano’, ‘ostacolano’, ‘tramano’ contro quel o tal altro disegno di legge: sono le lobby, quelle che correttamente dovrebbero essere definite ‘portatori di interessi particolari’, ma che nella realtà  sono una sorta di ectoplasma.
Nessuno sa esattamente cosa siano e cosa facciano. Negli Usa, grazie soprattutto ai film come ‘Sicko’ di Michael Moore, il loro ruolo è ben riconosciuto, ma quella italiana è una realtà  molto diversa. E non soltanto perché la maggioranza delle nostre lobby lavorano pressoché nell’anonimato. A parte qualche azienda straniera, sono quattro le principali società  italiane che – oltre all’attività  di comunicazione – fanno anche lobbying: la Running fondata da Claudio Velardi, ex braccio destro di D’Alema a Palazzo Chigi; Fb comunicazioni di Fabio Bistoncini; la Pms di Patrizio Surace e quella storica di Samaritana Rattazzi, figlia di Suni Agnelli.
Sono poche le aziende che i lobbisti ce li hanno direttamente in casa, allocati generalmente presso gli uffici delle relazioni istituzionali. Presenti, invece, in quasi tutte le associazioni di categoria: dalla Confindustria alla Confesercenti, alla Confartigianato, solo per citarne alcune.

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