Rubriche – Fashion victims. I pizzini della Menkes

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 376, Ottobre 2007, di ‘Prima Comunicazione’

La temutissima giornalista dell’International Herald Tribune Suzy Menkes, quella con l’intramontabile pettinatura con la banana sulla fronte, questa volta non ne poteva più delle bizzarrie degli stilisti. E ha cominciato a New York a prendersela con Marc Jacobs perché lo stilista riabilitato (si chiamano così quelli che si pentono dei vizi dopo un mesetto in una clinica di salute e bellezza), che a New York presenta la sua linea e a Parigi disegna Louis Vuitton, ha fatto ritardare la sua sfilata di quasi tre ore. Il fatto è che la sfilata doveva cominciare alle 9 di sera e solo un’ora dopo lui ha dato il permesso di dire ai presenti che andassero a mangiare dove trovavano qualcosa e poi tornassero per vedere il suo show. Che è cominciato dopo le 11 di notte. Apriti cielo, lei se lo è mangiato con la tastiera del computer portatile che brandisce sempre come una minaccia, quasi mai come una promessa, e gli ha scritto che il suo show simbolizza tutto il marcio che c’è oggi nella moda: i ritardi ingiustificati, le pressioni dei paparazzi, i vestiti vintage senza ricerca buttati su una passerella dove l’unica cosa originale, e cioè lo stilista che esce all’inizio e le modelle che escono prima con gli abiti da sera e poi con quelli da giorno, era copiata perché, scrive la Menkes, “Martin Margiela first did this more then a decade ago”, cioè Margiela l’aveva già  fatto più di una decina di anni fa. Ma anche a Milano si è presa le sue soddisfazioni. Per esempio, si è incazzata con Dean e Dan di DSquared, proprietà  di Renzo Rosso, perché questi si sono messi in testa di disegnare anche dei vestiti e non solo dei jeans. E poi ha lisciato per bene anche la Frida Giannini di Gucci che, diciamolo, ci deve far vedere ancora che tipo di vestiti sa fare. Il problema è, però, che mentre quando qualcosa di uno stilista indipendente non le piace la Menkes si limita a scrivere, come ha fatto con Dolce&Gabbana, che i loro “evening gowns echoing Christian Lacroix”, cioè che gli abiti da sera ricordano quelli dello stilista francese, quando scrive di stilisti che lavorano per qualche grande gruppo, invece, sembra che lanci degli avvertimenti ai padroni. Nel senso che è come se dicesse: toglieteveli dai piedi.

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