Personaggi – Aldo Bonomi. Nella comunicazione l’Italia sta sbagliando tutto

“I politici, le istituzioni non hanno coscienza di cos’è il capitalismo di territorio, cos’è il made in Italy del terzo millennio, come far fruttare la nostra ricchezza di città  storiche, di capolavori artistici, di risorse naturali, sapendo comunicare per competere a livello globale”, lo sostiene il sociologo Aldo Bonomi.
Cinquantasette anni,  direttore dell’istituto di ricerche Aaster, consulente del Cnel e membro del comitato scientifico della Triennale di Milano, è – assieme a Giueppe De Rita – un pioniere dell’interpretazione del territorio come chiave di volta dell’identità  e del cambiamento sociale.
Secondo Bonomi l’Italia ha un bisogno urgentissimo di qualificare e coordinare la propria immagine nel mondo per intercettare business e aprire mercati. Finora lo ha fatto prevalentemente applicando il fai da te e l’arte d’arrangiarsi. Qualche volta con successo, ma spesso con risultati disastrosi.
“La domanda alla quale dobbiamo rispondere è la seguente: qual è l’identità  del nostro modello d’impresa, di capitalismo, di visione del mondo?”, dice Bonomi. “In Europa abbiamo il capitalismo anglosassone, che ha per modello la borsa di Londra, la City. Poi il capitalismo renano, basato sulla grande impresa, la grande banca, il grande sindacato e sulla cogestione del potere. Il capitalismo francese, segnato dall’interventismo statuale, uno Stato efficiente dalla forte vocazione alla leadership europea. Il capitalismo anseatico, del Nord Europa, quello mitizzato dall’economista Francesco Giavazzi, con il suo mix fra welfare, mercato e innovazione, e che ha per bandiera la Nokia. Infine c’è il capitalismo del territorio, il nostro, ricco dei patrimoni straordinari delle città , dell’arte, delle risorse naturali. Un modello che la Spagna ha copiato da noi e che sta cavalcando con convinzione e successo”. Un modello che invece noi siamo incapaci di comunicare e di trasformare in un asset.
“Che senso ha”, prosegue Bonomi, “che ogni Regione, ogni città  capoluogo, ogni Camera di commercio si fa il suo marketing territoriale? La somma delle pro loco non può rappresentare una strategia di comunicazione. Ormai i capitalismi competono nel mondo attraverso piattaforme produttive. Non serve comunicare il particolare, bisogna praticare una dimensione più ampia. Penso che il capitalismo di territorio italiano si possa comunicare partendo da quattro porte globali. Tre vengono dalla storia e una dalla modernità . Sto parlando di Venezia, Firenze, Roma e Milano. Queste quattro città  dovrebbero comunicare insieme. Comunicare per competere a livello globale. In questa dimensione la diarchia Milano-Roma è totalmente senza senso. Ovunque vai nel mondo queste quattro ‘porte’ sono conosciute per il loro patrimonio d’arte, per la loro storia, la loro unicità  e, nel caso di Milano, per l’importanza economica e produttiva”.

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