Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Riforma del sistema radiotelevisivo – Ddl n. 1825 – Dopo il richiamo dell’Unione europea, l’invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e le sollecitazioni del garante delle Comunicazioni Corrado Calabrò, ha preso a marciare speditamente l’esame del  disegno di legge di riforma del sistema radiotelevisivo che fissa nuovi criteri per il passaggio dal sistema analogico a quello digitale. Prima della pausa estiva le commissioni congiunte Cultura e Trasporti della Camera hanno approvato i capitoli più spinosi della nuova normativa, confidando di consegnare l’intero testo per il voto dell’aula entro il mese di settembre, anche se è probabile uno slittamento a ottobre.
Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha comunque chiesto un’accelerazione dell’esame del provvedimento per evitare l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia da parte della Corte di giustizia europea che, in caso di condanna, comporterebbe per il nostro Paese il rischio di sanzioni pesantissime (300-400mila euro al giorno). Scade infatti il 20 settembre l’ultimatum di due mesi lanciato a luglio da Bruxelles affinché il nostro Parlamento adegui alle direttive europee la normativa italiana in materia di tivù. Nel mirino dell’Ue ci sono alcuni punti della legge Gasparri: quello che ha consentito di  aggirare il dispositivo della sentenza della Corte costituzionale che imponeva di mandare sul satellite una rete Mediaset  per liberare delle frequenze, procurando così un danno ad altri operatori (come Europa 7); e anche quello che  ha concesso ai titolari di licenze analogiche un vantaggio nell’acquisizione di piattaforme digitali. In base alla legge Gasparri, infatti, la sperimentazione del digitale e la possibilità  di ottenere la licenza sono concesse soltanto agli operatori già  attivi sull’analogico. La legge inoltre permette agli operatori di occupare  contemporaneamente le frequenze  per la trasmissione in analogico e quelle acquisite per la sperimentazione del digitale, mantenendo così il controllo delle frequenze fino al passaggio definitivo alla nuova tecnologia.
Alle obiezioni dell’Ue, il ddl Gentiloni risponde con gli articoli 2 e 3 (approvati prima della pausa estiva) che prevedono entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge il  passaggio al digitale di una rete Rai e Mediaset (lo switch off è fissato al 2012)  e la conseguente  rimessa sul mercato delle frequenze analogiche liberate. In commissione non è passata la proposta diessina di effettuare il passaggio per bacini di utenza (grosso modo per regione) come già  avvenuto in via sperimentale in Sardegna e in Valle d’Aosta. Fissato anche al 45% (e non al 40% come chiedeva l’ala radicale della maggioranza)  il limite della raccolta pubblicitaria nella fase di transizione: le televendite saranno però consentite soltanto alle emittenti locali.
 “Una legge orrenda e aberrante”, è stato il commento del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. E molto polemica è stata la reazione anche del centrodestra: secondo Forza Italia, la maggioranza di centrosinistra così facendo intende “regalare Retequattro a Carlo De Benedetti e Raidue a Europa 7″, lasciando “campo libero” all’espansione di Rupert Murdoch. Tra gli emendamenti approvati c’è infatti quello presentato dal deputato diellino Mario Barbi che sbarra la strada al calcio a pagamento sul digitale terrestre (dove viene già  trasmesso da Mediaset e da La 7). “Una decisione che  favorisce Sky e penalizza gli spettatori”, ha accusato il forzista Paolo Romani che, come Confalonieri, ha puntato il dito anche contro la norma sulle televendite, molto apprezzata invece dalla Federazione delle emittenti locali.
Al centrodestra  non è piaciuto nemmeno l’emendamento presentato da Antonello Falomi (Rifondazione comunista) che ha affidato una delega al governo per riformare il regime dei diritti televisivi sull’audiovisivo. Ma il problema per Forza Italia, come ha sottolineato Angelo Sanza, è soprattutto il limite al fatturato pubblicitario del 45%: “Un vero danno per Mediaset”. A nome dell’opposizione,  Silvano Moffa (An) ha annunciato una serie di emendamenti correttivi da presentare in aula per riaprire il confronto. Il centrodestra confida ora sui dissidi interni alla maggioranza. Il partito di  Mastella, infatti, ha criticato il giro di vite imposto in commissione: “L’Udeur non accetterà  di votare un ddl di questo tipo”, ha tuonato il capogruppo alla Camera, Mauro Fabris, promettendo battaglia alla ripresa dei lavori se non arriverà  un “chiarimento” in maggioranza. Pronta la replica del ministro Gentiloni: “Penso che i distinguo su alcuni aspetti  siano comprensibili e credo che la maggioranza troverà  un equilibrio. Per il resto sono convinto che anche l’Udeur, come ha fatto il ministro Mastella in Consiglio dei ministri, approverà  il testo”.


(le cronache parlamentari sono state chiuse il 7 settembre)

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