Rubriche – Nuovi media. Google vuole anche le frequenze tivù

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 376, Settembre 2007, di ‘Prima Comunicazione’

Google è già  entrata in competizione con i media tradizionali – stampa e tivù – per la raccolta pubblicitaria; ora, per la prima volta, dichiara che potrebbe anche concorrere con i semimonopolisti delle telecomunicazioni – At&T e Verizon e le tivù via cavo – sul terreno strategico delle frequenze e dell’accesso diretto ai clienti. La società  di Sergei Brin e Larry Page ha infatti annunciato di essere pronta a fare un’offerta di almeno 4,6 miliardi di dollari per acquisire una parte dello spettro radioelettrico lasciato libero dai network televisivi con il passaggio alla tivù digitale, che negli Stati Uniti si concluderà  già  nel febbraio 2009.
Le frequenze della tivù analogica sono state recuperate dallo Stato americano e costituiscono il cosiddetto dividendo digitale. La gara per le frequenze si terrà  il prossimo inverno: il Tesoro Usa pensa di incassare almeno 20 miliardi di dollari dall’asta. Sarà  la più grande asta nella storia degli Stati Uniti; verrà  infatti messa all’asta la parte più pregiata dello spettro, quella della banda 700 Mhz, e competeranno i giganti delle telecomunicazioni fisse e mobili. Le basse frequenze della tivù analogica – che i network televisivi sono stati obbligati dal governo a liberare, considerando che le trasmissioni di tivù digitale richiedono meno banda – sono le più preziose: infatti le basse frequenze permettono di trasmettere segnali con ampia copertura anche attraverso i muri delle case. Realizzare una rete di telecomunicazioni sulle vecchie frequenze televisive significa insomma installare meno antenne e quindi risparmiare un sacco di soldi. Non a caso i giganti della telefonia – e adesso anche Google – sono disposti a pagare miliardi per queste frequenze.
Le basse frequenze diventeranno preziosissime per lanciare i servizi di terza e quarta generazione mobile e i servizi wi-fi e wimax di banda larga wireless (senza fili, via etere) per il ‘triple play’, cioè per fornire servizi integrati Internet, tivù e voce. Proprio il wi-fi e il wimax interessano Google che vorrebbe spezzare il duopolio delle Telecom e delle cable tv sulle reti a banda larga in America. Google potrebbe utilizzare le reti wi-fi e wimax – che ha già  realizzato nell’area di San Francisco – per offrire al pubblico un’alternativa via etere alle infrastrutture fisse.
Google, come fornitore di servizi e di contenuti, ha tutto l’interesse a indebolire il duopolio sulle reti di accesso ai clienti. At&T e Verizon da una parte e le cable tv dall’altra hanno già  minacciato di volere abbandonare il principio di ‘neutralità  delle reti’, per cui tutti i fornitori di servizi godono di un trattamento in gran parte paritario. I giganti delle reti vorrebbero fare pagare tariffe maggiori ai fornitori di servizi più pregiati, come Google.
La sfida si annuncia dura: ma Eric Schmidt, l’amministratore delegato di Google, deve ancora prendere una decisione definitiva sulla sua partecipazione alla gara delle frequenze. Infatti ha subordinato l’ingresso di Google nel settore delle tlc al fatto che la Federal Communication Commission (Fcc), l’autorità  americana sulle comunicazioni, imponga ai giganti delle tlc – probabili vincitori delle aste – l’apertura delle reti wireless, e anche la rivendita obbligatoria all’ingrosso di una quota della capacità  trasmissiva delle wireless agli operatori minori. Del resto anche in Italia la legge Gasparri impone che il 40% della capacità  trasmissiva delle reti digitali di Rai, Mediaset e Telecom Italia Media venga ceduta a operatori terzi e il ministro Paolo Gentiloni nel suo disegno di legge eleva la quota all’80%. La Fcc ha accolto alcune richieste di Schmidt ma non l’obbligo della rivendita all’ingrosso: e quindi tra un po’ Google dovrà  scoprire definitivamente le sue carte.

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