Periodici – Espresso. Bioscandalo

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 376, Settembre 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Il mondo del bio italiano, dai coltivatori agli agronomi, dai distributori ai certificatori di qualità  ha un nemico in più: il settimanale L’Espresso. Pietra dello scandalo la copertina del settimanale del numero datato 30 agosto: un contadino rubizzo che solleva un mazzo di carote sopra il titolo ‘Bio che bluff’. All’interno un servizio firmato da Daniela Minerva dal titolo meno carogna, ‘Bio non fa miracoli’ ma dal sommario tranchant: ‘I prodotti biologici sono pieni di grassi e additivi, zuccheri e sali. Spesso sono meno salutari di quelli industriali. Ecco le prove’.
L’Espresso fa sua un’indagine che sua non è, ma del mensile Altroconsumo, organo dell’omonima associazione di consumatori, che nel numero di settembre mette a confronto con tabelle di analisi comparate prodotti alimentari convenzionali e prodotti biologici per la prima colazione. Ma, a dispetto del mensile consumeristico che titola prudentemente ‘Bio a colazione?’, il settimanale spara in copertina il sospetto della truffa. Scatenando una grandinata di reazioni furibonde: decine di mail di commenti indignati al sito dell’Espresso, tutti i siti delle associazioni bio mobilitati contro il giornale, minacce di azione legale da parte di Federbio, la confindustria delle aziende che producono e distribuiscono prodotti biologici. E persino una finta prima pagina del settimanale distribuita via web, in perfetto stile Male anni Settanta, titolata ‘Espresso che bluff’.
“L’aspetto inaccettabile di questa vicenda è che dall’inchiesta di Altroconsumo il bio esce benissimo”, racconta Paolo Carnemolla, presidente di Federbio. “Non c’è un solo dato che mostri la non corrispondenza dei prodotti alle normative, che indichi cattiva qualità  o mancanza di trasparenza. Eppure L’Espresso ha voluto fare quel titolo e sbatterlo in copertina. Per giunta il servizio è stato ripreso da Repubblica e da tutti i giornali locali del gruppo. Abbiamo inviato rettifiche a tutti, ci ha pubblicato qualcosa soltanto Alto Adige-Trentino. Per noi è un danno enorme. Un settore come il nostro vive sulla fiducia da parte dei consumatori. È come andare da un medico con le analisi a posto e sentirsi dire che stai morendo”.

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